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Anteprima di «La ragazza con la colomba» di Sally Bayley

Anteprima di «La ragazza con la colomba» di Sally Bayley

L’antefatto del lettore

Tutte le storie hanno degli antefatti, o quantomeno tutte le storie che valga la pena conoscere, e tutti i lettori desiderano ficcare il naso in quegli spazi non illuminati. Leggiamo per tornare in quegli angoli bui e polverosi, per ritrovare sfregando i vecchi motivi: lo strano simbolo sotto l’intonaco umido, gli scarabocchi sul muro fatiscente. La lettura è una torcia potente che illumina il buio.
Da bambina ero terrorizzata dalla storia della Bella Addormentata e della vecchia fata invidiosa che insidia i giardini del palazzo. La fata è furiosa all’idea che un essere tanto incantevole possa esistere, così lancia una maledizione su Bella. Poco dopo Bella si punge il dito su un fuso; l’ago è così appuntito e la ferisce così in profondità, che tutti temono che morirà dissanguata. Ma un’altra fata più benevola altera la maledizione in modo che Bella, invece che morire, dorma per cento anni. Tutti concordano che sia meglio di niente: dormire è meglio che morire. Ma da quel giorno in poi il re e la regina cominciano a osservare la figlia e angustiarsi. Non passa giorno in cui non pensino a quell’ago appuntito che ha lacerato la pelle della bella figlia.

La lettura è una forma di fuga, e un lettore avido è un artista della fuga. Ho iniziato a fuggire nel momento in cui ho cominciato a leggere. A quattro anni avevo già una riserva di frasi; conoscevo delle parole e sapevo combinarle in fila. Ma Mamma non aveva tempo a sufficienza per aiutarmi. Si destreggiava tra bebè e pannolini; faceva passare sudici pannolini di cotone dal grigio al bianco. Dal grigio di nuovo al bianco, bianco brillante. Ma è molto difficile riottenere il bianco dopo che si è rovinato. Mamma usava spesso quella parola. Rovinare qualcosa significava farla passare dal bianco al grigio. I pannolini non erano mai completamente rovinati, perché si potevano bollire e riportare in vita. I pannolini potevano sempre ricominciare daccapo, bastava farli bollire abbastanza a lungo e non far caso al vapore. Mamma odiava la plastica sui sederi dei bebè. Preferiva il cotone, e il cotone, per essere pulito, andava bollito. Ogni giorno Mamma metteva a bollire i pannolini in una larga casseruola grigia che si trovava sul piano cottura. Io mi arrampicavo su uno sgabello e sbirciavo nell’acqua grigia. Mescolavo i pannolini con un cucchiaio di legno e diventavo la Strega dei Pannolini. Poi Mamma li tirava fuori e li stendeva sul filo ad asciugare. Svolazzavano al vento. Ci correvo sotto e quando mi sfioravano il cuoio capelluto, urlavo. Erano duri e ruvidi. Ho chiesto a Mamma perché non fossero morbidi, e mi ha risposto che i pannolini dovevano essere resistenti in modo da poter sopportare tutta quell’acqua bollente.
«Ma perché li fai bollire così tanto, Mamma? Li fai diventare duri»
«Quegli odiosi affari di plastica sono inaccettabili vicino al sedere di un bambino. Bisognerebbe mettere solo cotone sul sedere di un bambino, cotone bello resistente».
Cotone resistente, cotone resistente, cotone resistente. Cotone resistente. Mi sedevo sotto il Cotone Resistente e toccavo le dita dei piedi e delle mani di mio fratello. Il cotone resistente teneva lontano il cielo, il cotone resistente teneva alla larga il vento. Il cotone resistente teneva al sicuro i bambini. Ho costruito una tenda di cotone resistente e ci ho messo dentro il mio fratellino, David. David era Gesù Bambino e io ero Maria; Mary, tra l’altro, è il mio secondo nome.
«Dove diamine hai messo il bambino?» ha domandato Mamma. «Smettila di fare marachelle». Aveva il viso rosso e accaldato e le nuvole facevano capolino dietro di lei.
«È qui, mamma. Sta dormendo, sotto il cotone resistente».
«Questo lo vedo, signorina, non sono cieca. Smettila di fare marachelle con il bambino. Lascialo lì sotto l’albero, vicino alle rose, come ti ho detto. Voglio che stia lì, dove posso vederlo».
Mamma ha alzato il naso per aria ed è tornata in cucina. Poi un giorno David è scomparso. Non riuscivo a trovarlo da nessuna parte. Quando sono uscita dopo pranzo, non era più sotto le rose. Ho messo una mano nel suo lettino e ho toccato morbido cotone bianco, nudo cotone bianco, cotone caldo, e ho urlato.
«Mamma, Mamma, David non è qui! Mamma, Mamma, David non è qui! Mamma, Mamma, dov’è David? Mamma, dov’è David?».
Un giorno nell’estate del 1976, l’estate rovente, l’estate in cui eravamo tutti infastiditi e grondanti di sudore, la Strega dei Pannolini è venuta e ha portato via David, e Mamma è andata a dormire per un tempo lunghissimo. È andata a farsi duecento dormite, forse di più. Poco dopo la Signora del Piano di Sopra si è trasferita da noi e Mamma è caduta preda di una maledizione fitta e oscura.

Non si è svegliata per anni.