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Bartolomeo Vanzetti nasce nel 1888. A sedici anni fa il pescivendolo ed entra in contatto con gli ambienti anarchici. Nel 1908 parte per l'America, dove conosce Nicola Sacco, anarchico italiano. Nel 1918 vengono inclusi in una lista di sovversivi e pedinati dai servizi segreti. Il 5 maggio vengono arrestati per dei volantini, e tre giorni dopo vengono accusati di rapina. Li condannano a morte nel 1921, senza nessuna prova. Nonostante lunghe proteste e appelli di molti intellettuali, Sacco e Vanzetti muoiono sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927. Cinquant'anni dopo il governo americano li assolverà da tutte le accuse.

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Vanzetti Bartolomeo / Ricerca per autore
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    Non piangete la mia morte

    di Bartolomeo Vanzetti

    Il 23 agosto 1927, alle ore 0.19, venne giustiziato sulla sedia elettrica Nicola Sacco. Alle 0.26 toccò a Bartolomeo Vanzetti. Due anarchici. Due italiani in un’America che temeva già il comunismo come uno dei peggiori mali di sempre. Ma la storia di Sacco e Vanzetti, accusati di aver preso parte ad una rapina uccidendo un cassiere e una guardia e uccisi sulla sedia elettrica nonostante le prove evidenti della loro innocenza, non si chiuse con la loro morte. La loro è una delle più note storie d’ingiustizia, che va oltre la cronaca per diventare qualcosa di molto più grande e simbolico. In questo volume sono raccolti gli scritti di Vanzetti: Una vita proletaria, una sorta di autobiografia, le Lettere ai familiariUltime parole ai giuridi, la requisitoria che fece ai giudici che di lì a poco lo avrebbero condannato a morte. Sono testi che ci parlano di un uomo, dei suoi amori, dei suoi affetti, delle sue debolezze, ma anche della sua ferma idealità politica. E anche del valore assoluto dell’anarchia, che nelle parole del pescivendolo piemontese che divenne simbolo del martirio contro il potere oppressivo si rivela nella sua essenza libertaria, umanitaria, solidale.

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