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Aldo Caponi, in arte Don Backy, nasce a S. Croce S/Arno, in Toscana nel 1939. Dal 1962 entra a far parte del «Clan Celentano», grazie alla sua prima canzone La Storia di Frankie Ballan, fino alla rottura definitiva, nel 1968. Nel 1963, il suo primo, grande successo, Amico. Nel 1964, con Cara, si guadagna  il titolo di cantautore. Tra le tante celeberrime canzoni, L’Immensità, Poesia, L’Amore, Sognando. È stato attore per registi come Polidoro, Puccini, Lizzani, Corbucci, Franciosa, Soldini. Autore di 3 colonne sonore per i film: Barbagia, Una Cavalla tutta nuda, Quarta parete. Appassionato di fumetti (in particolare Corto Maltese), ne disegna ben 3: Sognando (favola fantasy per grandi e piccini, con canzoni). L’Inferno (viaggio personale nell’Ade sulle rime di più di 3000 suoi versi in quartine). Infine, Clanyricon (Storia satirica in strisce, sul Clan Celentano). Pittore estemporaneo, dipinge quadri con paesaggi di neve, ispirati ai grandi maestri fiamminghi. Vanta ben 2 esperienze come attore teatrale in altrettante commedie musicali (Teomedio, 1980 e Marco Polo, 1981), per le quali compone anche le canzoni di scena. Scrittore irrazionale, pubblica alcuni volumi nel corso degli anni: Io che miro il tondo (1967) – Franz il Guercio & Cielo ‘O Connors, Soci a Parigi (1970) – Radiografia a un Pupazzo di Neve (1974) e la pentalogia, Memorie di un Juke Box (1955/2012), di cui è anche editore (www.donbacky.it). Ancora attivo discograficamente e come autore di canzoni. I suoi ultimi 2 lavori, Il Mestiere delle Canzoni (2010) – Pianeta Donna (2017).

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    Io che miro il tondo

    di Don Backy

    Con prefazione di Marco Vichi

    Che cos’è questo libro? Un romanzo? Una storia d’amore? La favola dell’amicizia? Un sogno? Senza dubbio una delle cose più anomale e inclassificabili che siano mai state scritte in Italia. Seguendo i suoi idoli Calvino e Céline, uno dei più noti cantautori di sempre  mandò nel 1967 il suo scritto a Feltrinelli, che lo accolse sulle prime con scetticismo. Lo lesse Giangiacomo, il fondatore, e disse: «Fantastico. Lo pubblichiamo così com’è… senza cambiare una virgola…». All’uscita del volume L’Espresso, parlò di «pessimismo lucido e totale, evocato da uno stile dai tratti céliniani». Enrico Filippine lo paragonò a Capriccio Italiano di Edoardo Sanguineti. Con quella che oggi, cinquant’anni dopo, propone finalmente come la «sua» edizione, Don Backy torna sulla sua creatura e definendola nel modo in cui avrebbe voluto farlo allora. Forse soltanto con un pizzico di nostalgia in più.

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