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Jean d’Ormesson è nato nel 1925 e morto nel 2017. È stato uno dei più celebri scrittori e intellettuali francesi. Tradotto in tutto il mondo, è stato membro dell’Académie Française, direttore del «Figaro», presidente dell’Unesco e ambasciatore francese all’Onu. Che cosa strana è il mondo, pubblicato da Clichy, lo ha fatto diventare uno degli scrittori più amati dalle nuove e nuovissime generazioni di lettori. Edizioni Clichy ha anche pubblicato La conversazione, Un giorno me ne andrò senza aver detto tutto e Il mio canto di speranza.

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d'Ormesson Jean / Ricerca per autore
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    La conversazione

    di Jean d'Ormesson

    «Ci sono momenti in cui la storia sembra esitare prima di prendere le sue strade: Annibale quando decide di varcare le Alpi con i suoi elefanti per colpire al cuore Roma; Cesare sulle rive del Rubicone; il generale de Gaulle all’alba del 17 giugno 1940, quando sale sull’aereo che lo porterà a Londra, verso una resistenza che potrebbe apparire senza speranze. è uno di questi lampi che ho cercato di esplorare: l’istante in cui Napoleone, adorato dai francesi che ha portato fuori dall’abisso, decide di diventare Imperatore». Una sera d’inverno, nel 1803, al palazzo delle Tuileries, a Parigi: in scena Bonaparte e il suo secondo console, Jean-Jacques Régis de Cambacères, colui al quale Napoleone non nasconde niente, al quale chiede tutto. Al colmo della tensione tra spirito rivoluzionario e avidità di potere, il vincitore, l’uomo del destino, cerca di avvicinare il suo complice alle proprie convinzioni: costruire da solo la propria leggenda vivente, dimostrare che l’Impero sarà la Repubblica che sale sul trono. Utilizzando solo frasi realmente scritte da Bonaparte o a lui attribuite da documenti storici, l’accademico di Francia Jean d’Ormesson costruisce, con la consueta leggerezza e profondità, un’immaginaria conversazione del futuro Imperatore con Cambacères, poco prima dell’istante cruciale: tra le digressioni sulle abitudini alimentari di Napoleone e la discussione sul ruolo che la Chiesa deve ricoprire in uno stato, le previsioni sulla posizione francese nel grande scacchiere d’Europa e la querelle dello scialle armeno che oppone la moglie Josephine e la sorella Caroline, in queste pagine prende forma, nella sua interezza, l’ambizione nel momento in cui si trasforma in Storia. Poichè, in fondo,«la politica è la forma moderna della tragedia. Sostituisce nel nostro teatro l’antico fato».

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    Un giorno me ne andrò senza aver detto tutto

    di Jean d'Ormesson

    «Non è solo il testamento di uno dei più popolari e amati maestri del nostro Novecento, è anche uno dei più straordinari romanzi mai scritti» Le Figaro

    «È una storia universale che tiene abbastanza svegli e si fa leggere senza troppo fastidio». Così, con la sua consueta e seducente modestia, Jean d’Ormesson ha descritto in un’intervista questo suo ultimo romanzo, che come sempre non è solo un romanzo ma anche un saggio e come sempre apre senza alcuna pesantezza lo sguardo e la mente a mondi altrimenti complessi e difficilmente accessibili, come quelli della filosofia, della scienza, della religione. Ma in questo appassionante libro si aggiunge qualcosa in più, perché entrano in scena i ricordi, quelli personali, familiari, intimi. Che, come è lecito attendersi da questo autore, non hanno però mai niente di malinconico o di autocompiaciuto, ma diventano parte del racconto, e parte del saggio, e parte del pensiero, perché anche i ricordi nel genio leggero di Jean d’Ormesson, si trasformano in aperture e inviti morbidi alla riflessione,  all’amore per il mondo e per gli esseri umani.
    Un giorno me ne andrò senza aver detto tutto è anche il «testamento» letterario e spirituale di uno dei più grandi scrittori del Novecento. Un libro che in Francia è schizzato immediatamente in testa alle classifiche e ha venduto oltre 300mila copie in soli due mesi.

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    Che cosa strana è il mondo

    di Jean d'Ormesson

    Il libro che ha conquistato la Francia con oltre un milione di copie vendute e ha raccolto un incredibile seguito in tutta Europa

    «Una meditazione sul senso profondo del mondo, un dialogo magnifico tra Dio e l’uomo, con lo stile leggero che è proprio di Jean D’Ormesson» Anaïs Ginori – La Repubblica

    «A metà strada tra autobiografia e riflessione filosofica, un racconto poetico delle grandi domande che dalla nascita dell’umanità hanno accompagnato la storia degli uomini» Nuccio Ordine – Corriere della Sera

    Uscito nel 2010 per Barbès Editore, questo straordinario libro di Jean d’Ormesson torna finalmente in libreria dopo le continue richieste di affezionati lettori. Un’opera che con leggerezza e profondità spiega l’universo, la scienza, la filosofia e la religione. Che cos’è la vita e da dove viene? Come funziona l’universo? La vita ha un senso o è una parentesi tra due niente? Possiamo davvero sperare che ci sia qualcosa dopo la morte? Dai filosofi greci a Einstein e alla teoria dei quanti, passando per Newton e Darwin, sono tremila anni che gli uomini si sforzano di rispondere a queste domande. Con parole semplici e chiare, con rigore e leggerezza, Jean d’Ormesson affronta questi problemi eterni raccontando il favoloso romanzo dell’universo e degli uomini.

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    Il mio canto di speranza

    di Jean d'Ormesson

    Conducendo il lettore lungo una morbida passeggiata verso l’origine del mondo, questo libro racconta la storia dell’universo. Jean d’Ormesson, che con questo suo romanzo-testamento scritto alla soglia dei novant’anni ha superato nelle vendite tutti i suoi precedenti e numerosi best-seller toccando in pochi mesi il milione di copie vendute solo in Francia, si veste dei panni di un detective metafisico e conduce un’appassionante ricerca tentando, con la sua consueta allegria e la sua ormai proverbiale leggerezza, di svelare il mistero del niente, e cioè del tutto, e proponendo ai suoi amati simili, tutti noi esseri umani, non solo una possibile interpretazione di questo insondabile mistero, ma anche una forse accettabile via d’uscita dall’abisso dell’incertezza che attanaglia tutti noi di fronte alla nostra inevitabile fine.

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    Una preghiera infinita

    di Jean d'Ormesson

    Il conclusivo, commovente, straziante, intelligente epilogo della vicenda umana e narrativa di uno dei più grandi scrittori del Novecento.

    «D’Ormesson ci ha purtroppo lasciati, ma per fortuna ci ha regalato questa meravigliosa e profondissima “preghiera” che può renderci tutti migliori» Le Magazine Littéraire

    Il 5 dicembre 2017, nel tardo pomeriggio, Jean d’Ormesson detta alla sua segretaria le ultime righe del suo ultimo libro. Poi cena, tranquillamente, beve il suo cognac e va a dormire. Non si sveglierà più. Cosciente di aver concluso la sua trentottesima e conclusiva opera, questo Una preghiera infinita, può alla fine allontanarsi da questo mondo che tanto gli ha dato. Il suo testamento filosofico e letterario mette il punto finale a una riflessione che per anni questo autore gentile e discreto ha generosamente offerto ai lettori, che tanto lo hanno amato, e che ha offerto una serie di possibili risposte alle domande fondamentali dell’essere umano: chi siamo? Da dove veniamo? Che cosa ci facciamo qui?

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