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Martin Page è nato a Parigi nel 1975 e vive a Nantes. È autore di numerosi romanzi tra cui Come sono diventato stupido, Una perfetta giornata perfetta (entrambi editi da Garzanti) e L'apicoltura secondo Samuel Beckett (Clichy), tradotti in numerose lingue e che lo hanno reso un vero e proprio autore di culto. Dal 2011 scrive anche sotto lo pseudonimo di Pit Agarmen (anagramma di Martin Page).

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    L’apicoltura secondo Samuel Beckett

    di Martin Page

    «Un giorno, un giornalista mi ha chiesto perché scrivevo. Per sbarazzarmene, ho risposto che “non sapevo fare altro”. E adesso me lo ripetono in continuazione, come se fosse una formula geniale, un atto coraggioso, sublime. Che sciocchezza. Certo che so fare altro. Ma c’è una sorta di venerazione verso l’incapacità di esercitare altre attività, un amore della specializzazione. Avrei potuto fare il professore, il giardiniere, il costumista, il traduttore a tempo pieno, l’apicoltore. So fare così tante cose».

    Nel settembre 2012, alla periferia di Reading, un incendio divampa nel magazzino che custodisce uno dei più importanti archivi consacrati a Samuel Beckett. Dopo il rogo viene rinvenuto il misterioso diario di un uomo che si spaccia per assistente dell’autore. Nessuno ha mai sentito parlare di lui, eppure il documento esiste e narra una vicenda che comprende diversi fatti realmente accaduti. Questo il pretesto che inventa Martin Page per raccontarci la storia di un giovane studente che nell’autunno del 1985 viene assunto da Beckett per aiutarlo a sistemare alcuni documenti. Attraverso il diario del ragazzo, il lettore ha così accesso alla vita privata del grande drammaturgo, alla sua quotidianità, alle sue preoccupazioni, alle curiose e ironiche conversazioni che i due si scambiano davanti a una tazza di cioccolata calda, lungo le strade di Parigi o sul tetto dell’appartamento dello scrittore dove, infagottati nelle apposite tute bianche da apicoltori, si prendono cura delle sue amate arnie. Il protagonista assisterà inoltre, in contemporanea, ai preparativi di una rappresentazione di Aspettando Godot nel carcere svedese di Kulma, progetto che procura non pochi grattacapi al suo autore e si conclude con un esito del tutto esilarante. Uno straordinario omaggio a Beckett e e al suo teatro, e insieme un’arguta riflessione sulla grande farsa della celebrità (letteraria e non) e gli inevitabili malintesi che porta con sè: un romanzo lirico e surreale, scritto con grande maestria e in uno stile divertente e assolutamente originale.

     

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    L’arte di rinascere

    di Martin Page

    «Il racconto della crisi esistenziale di un quarantenne che è lontano da qualsiasi abusato pessimismo e si propone come un momento di grande letteratura capace di provocare riflessione, malinconia e soprattutto una grande divertimento» La Presse

    Martin ha appena compiuto 41 anni. Va a Parigi per incontrare una produttrice che vuole adattare uno dei suoi romanzi per il cinema. A casa di un amico artista che lo ospita, scopre una curiosa «macchina per rimontare il tempo». Martin ci entra dentro, ci si addormenta per l’intera notte, e fa un salto indietro nel tempo di 29 anni, trovandosi di fronte a un se stesso dell’età di 12 anni. Il giorno dopo, quando incontra la produttrice, tutto va in pezzi. Anche perché dopo quella prima notte, Martin non riesce a fare a meno, in tutte le successive notti, di incontrare il se stesso ragazzino, che ascolta e gli dà consigli, che ricostruisce e decostruisce passato e futuro, e pian piano la vita reale e la vita sognata diventano per entrambi qualcosa di completamente destabilizzante, anche se molto, veramente molto divertente. Un romanzo sfasato, deviante, spiazzante, ma comunque ricco della intelligente ironia di Martin Page, che lancia qui un’appassionata risposta al pessimismo e alla paura e una difesa dell’immaginazione come essenziale arma per vivere.

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