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Nato a Boulogne-Billancourt nel 1947, Olivier Rolin è stato uno dei protagonisti del Maggio Francese nel 1968. È stato giornalista per «Libération» e «Nouvel Observateur». Nel 1983 ha pubblicato il suo primo romanzo, Phénomène futur, ma il suo più grande successo rimane Tigre en papier, del 2002, mai pubblicato finora in Italia. Ha scritto racconti di viaggio (En Russie e Paysages originels). Nel 1993, con Port Soudan (pubblicato in Italia da Donzelli), si è aggiudicato il Prix Fémina. Tra le altre sue opere: L’invention du monde, Méroe (pubblicato in Italia da Passigli), Suite à l’Hotel Crystal e Rooms. Barbès Editore ha pubblicato i suoi Un cacciatore di leoni e Baku, ultimi giorni.

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    Tigre di carta

    di Olivier Rolin

    «Pianti e sorrisi: era tantissimo tempo che non leggevo un romanzo così forte, così disperato, così dolce» Bernard Koucher – Le Nouvel Observateur

    «Tigre di carta è il più importante romanzo sul Sessantotto e sul Maggio Francese. Più semplicemente: è il più importante romanzo francese degli ultimi anni» Le Monde

    Il Maggio francese visto dal di dentro e descritto da uno dei più noti leader di quel Movimento, splendidamente tratteggiato anche da Bernardo Bertolucci nel suo The Dreamers. Riflettendo su quanto ne rimane, su cosa avrebbe potuto essere, su cosa non è stato. Errori, sogni, speranze, e ancora errori. Senza retoriche, senza rimpianti, senza rancori, senza malinconie, senza nessuno sconto. Il protagonista, alter ego dell’autore, ne parla con Marie, una ragazza giovanissima, figlia di un suo ex compagno e che di quel Maggio ha sentito soltanto un’eco mitizzata e poi successivamente demolita. Percorrendo di notte insieme a lei il boulevard périphérique che circonda e contiene Parigi con tutto il suo passato, tutte quelle vite, tutte quelle storie, il narratore racconta a quella figlia senza più padre il percorso che ha portato alla fine del suo amico e alla fine di quel sogno. E il bilancio di quegli anni di polvere e di sangue si intreccia con la storia del proprio padre, ucciso quasi per errore in Indocina, e con il progetto, vano quanto quello della rivoluzione proletaria, di dare risposte a quel fantasma. Perché quella ricerca di un senso, quell’interrogarsi nel raccontare, finiscono ogni volta per sbattere in faccia al protagonista tutti i dubbi e le incertezze di ciò che è perduto e che non è più. Tigre di carta, uscito in Francia nel 2002 e vincitore del Prix France-Culture, è considerato il più importante e riuscito romanzo di Olivier Rolin, e il romanzo più completo e compiuto sul Sessantotto.

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