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Pippo Russo (Agrigento, 1965) è un sociologo, saggista e giornalista italiano. Insegna sociologia all'Università degli Studi di Firenze. Scrive per l'Unità, il Messaggero, e per le edizioni fiorentina e palermitana di La Repubblica. In passato ha collaborato con il Manifesto (per il quale ha inventato la celebre rubrica Pallonate, in cui venivano messi alla berlina i vizi del giornalismo sportivo italiano), il Riformista, il Fatto Quotidiano, Pubblico e il Corriere della Sera. Ha esordito nella narrativa nel 2006, con il romanzo Il mio nome è Nedo Ludi. Il suo ultimo libro è L'importo della ferita e altre storie. Frasi veramente scritte dagli autori italiani contemporanei. Faletti, Moccia, Volo, Pupo e altri casi della narrativa di oggi

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    L’importo della ferita e altre storie

    di Pippo Russo

    Sapevate che le ferite hanno un importo? E che dalla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica è nata "la repubblica kazara", i cui cittadini non possono che essere definiti kazzari? E che negli occhi di un uomo appena ammazzato si può leggere al tempo stesso sorpresa, delusione e estasi? Volete sapere quanti spot pubblicitari non occulti comprate pagando il prezzo di copertina di un libro? Questo e molto altro troverete nelle pagine di questo volume. Scritto dall’inventore della rubrica sportiva «Pallonate» (nata sul «Manifesto» e successivamente ospitata da «l’Unità» e dal «Fatto Quotidiano») con l’applicazione dello stesso metodo: una lettura scrupolosa del testo e il commento dei suoi vizi. Che possono andare dallo strafalcione grammaticale all’eccesso d’enfasi, dalle incongruenze ai nonsense, dallo humour raggelante a quelle misteriose improprietà che sembrano proprio essere il frutto di traduzioni mal riuscite da lingue straniere. Tutto ciò viene minuziosamente riportato nelle pagine di questo libro. Nel quale non ci si occupa di critica letteraria, e in cui l’unico giudizio di qualità viene dato con gli occhi del lettore, e non del giornalista culturale. La bussola che guida l’operazione è il confronto col testo. E nulla più di esso può essere spietato per un autore.

     

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  • Vite in bilico

    di Pippo Russo

    Non si conosce abbastanza la precarietà fino a che non la si legge come una questione di vite vissute. Vite che si ritrovano schiacciate su un orizzonte di quotidianità inafferrabile, nel quale il presente è aggiustamento continuo e il futuro una dimensione remota. È questo il motivo per cui si è scelto di entrare dentro un mondo del quale molto si parla ma poco si racconta davvero. Facendoselo narrare da chi lo vive giorno per giorno. In queste pagine si descrive la precarietà lavorativa come vulnerabilità esistenziale, e come estrema incertezza che penetra nel profondo la dimensione individuale. Lo si fa attraverso 20 interviste realizzate con lavoratori precari, selezionati grazie all’aiuto del Nidil Cgil (il sindacato che tutela le Nuove Identità di Lavoro) in modo da rappresentare la gamma più ampia possibile di profili professionali. Soprattutto, si è avuto cura di individuare casi rappresentativi di diverse fasce d’età, con lo scopo di smentire uno dei luoghi comuni più perniciosi in tema di precarietà: quello secondo cui si tratta di un problema che riguarda soprattutto la popolazione giovanile.
    Le 20 storie che qui vengono raccontate riguardano lavoratori toscani, cioè appartenenti a una terra che dal dopoguerra viene associata a un’idea di benessere e qualità della vita elevata, e che proprio per questo motivo risulta particolarmente
    significativa nel rappresentare gli effetti della crisi in corso. Si tratta di 20 vicende spesso drammatiche, ma tutte quante raccontate con grande dignità e generosità. Non se ne troverà due uguali, e forse sarebbe stato così anche se le interviste fossero state 200 anziché 20. Quest’ultimo è l’aspetto veramente drammatico della precarietà: l’individualizzazione estrema dei percorsi di rischio, e l’impossibilità di specchiarsi nell’esperienza di un’altra persona.

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    Gol di rapina

    di Pippo Russo

    A partire dagli anni Novanta il calcio ha subìto una mutazione genetica, da cui è uscito trasformato in termini sia culturali che economici. L’ex grande rito identitario di massa si è convertito in uno spettacolo di portata globale, caricato di significati diversi rispetto a quelli agonistici. Soprattutto, per molti attori esso è diventato uno straordinario business da colonizzare incontrando scarse resistenze. Sollecitato dalla pressione verso una modernizzazione vera o presunta, il calcio si è scoperto facilmente permeabile da soggetti e interessi man mano più opachi, ma tutti quanti accomunati da una caratteristica: l’ansia di fare del gioco una macchina da soldi, per poi distribuirli fuori dal calcio. Con l’inizio del XXI secolo il meccanismo è stato messo a punto, e dopo l’esplosione della grande crisi economica del 2007 – che ha colpito il calcio come ogni altro comparto economico – ha trovato condizioni favorevoli per diffondersi e legittimarsi. La situazione odierna parla di interi subcontinenti in cui il calcio è sotto il controllo di attori economico-finanziari esterni al calcio stesso: fondi d’investimento misteriosi con sede legale presso paradisi fiscali, oligarchi ansiosi di riciclare denari di dubbia provenienza, potentissimi agenti capaci di controllare eserciti di calciatori e allenatori impegnati presso i campionati d’ogni angolo del mondo. Una situazione che, nella migliore delle ipotesi, vede ampliare a dismisura la zona grigia fra legalità e illegalità. In questo volume si conduce una lunga e dettagliata inchiesta su personaggi, enti e circostanze la cui azione ha fatto sì che la globalizzazione del calcio avvenisse nel segno del malaffare. Un tema a proposito del quale in Italia vige una congiura del silenzio. Come se tutto ciò non riguardasse il calcio di questo paese. E invece la colonizzazione è già iniziata anche qui.

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    Moana Pozzi

    di Pippo Russo

    «Ma cosa ci fa una ragazza così bella nel mondo del porno?». Non sapevamo ancora di non poter avere altra Moana all’infuori di lei, però imparammo subito l’unicità del nome. E la possibilità di scandirlo rotondamente, imitando la dolce ossessione dell’Humbert Humbert di Vladimir Nabokov: «Mo-a-na», come «Lo-li-ta». Il cerchio perfetto delle sillabe a trasformarsi nel loop d’una nuova devozione.

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    Socrates

    di Pippo Russo

    «Vorrei morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthians vince il campionato»

    Questo gigante proveniente dal Brasile, irregolare nel nome, nella vita e nell’uso del pallone, ci ha insegnato come il gioco più bello del mondo possa essere anche un veicolo per la promozione dei diritti e delle azioni politiche per l’allargamento della cittadinanza. Attraverso l’irripetibile esperienza della Democrazia Corinthiana, cui da leader di un gruppo di colleghi diede vita nel Corinthians, ha indicato la via per un’altra percezione del ruolo sociale, politico e culturale del calcio. In quei tre anni, mentre intorno a loro il paese era oppresso da una dittatura militare ventennale, un gruppo di calciatori dimostrò come il calcio possa essere tutt’altro che un fattore di spoliticizzazione.

     

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    M. L’orgia del potere

    di Pippo Russo

    Si calcola che in carriera abbia mosso calciatori per un valore di oltre un miliardo di euro. La sua agenzia, Gestifute, ha un portafoglio di circa ottanta clienti che comprende alcuni fra i calciatori e allenatori più importanti in circolazione: fra gli altri Cristiano Ronaldo, James Rodriguez, Diego Costa, Thiago Silva, José Mourinho. La rivista specializzata Forbes ha calcolato che nel 2015 abbia incassato 85 milioni di commissioni sui trasferimenti di calciatori. Lui è il portoghese Jorge Mendes, l’uomo più potente del calcio globale. Osannato in patria, dove il governo nazionale ha concesso l’onorificenza del Collare d’Onore  al Merito Sportivo, ammirato e temuto all’estero, Mendes ha costruito una posizione di forza muovendosi in modo abile e spregiudicato nella ristrutturata economia globale del calcio. Ne è il principale interprete, e ha saputo coglierne le caratteristiche, costruendo una fitta rete di alleanze con soggetti del calcio e della finanza sparsi per ogni angolo del mondo. Al giorno d’oggi Jorge Mendes è uno dei principali punti di riferimento per una finanza internazionale che vede nel calcio il pilastro del settore economico cruciale del XXI secolo: l’Economia dell’Entertainment. E come accade per ogni grande assetto di finanza globale, ci sono degli aspetti meno noti che è necessario conoscere. A partire dallo stesso Jorge Mendes, raccontato in queste pagine con una sistematicità mai usati fin qui.

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