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Shumona Sinha è nata nel 1973 a Calcutta. Dal 2001 vive a Parigi e scrive in francese. Curatrice di alcune antologie di poesia indiana, nel 2011 ha pubblicato A morte i poveri!, con cui si è aggiudicata numerosi premi. Nel 2014 è uscito il romanzo Calcutta. Entrambi sono editi in Italia da Clichy.

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Sinha Shumona / Ricerca per autore
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    Calcutta

    di Shumona Sinha

    «Uno struggente viaggio verso le proprie radici che ci racconta l’India più lontana da qualsiasi retorica» Libération

     

    Dopo la pubblicazione, nel 2011, di A morte i poveri!, Shumona Sinha, poetessa e scrittrice indiana che scrive in un sublime francese, è stata decretata dalla stampa come la più interessante e promettente autrice indiana. In questo nuovo, struggente e teso romanzo, la Sinha narra la propria terra, le sue tensioni politiche, l’odio che da sempre la pervade e la tinge di dolore e di sangue, i sogni, le illusioni, i miti e le leggende della sua famiglia. Al centro di tutto c’è una città, Calcutta, nella quale una giovane donna torna per assistere alla cremazione di suo padre. E lì ritrova il quartiere, la casa, gli oggetti, i ricordi della sua infanzia. Tutto la sconvolge, l’olio di ibisco per ammorbidire la follia di sua madre, la trapunta rossa che nascondeva le armi di suo padre attivista comunista, le storie della nonna Annapurna e della bisnonna Ashanti, concubina ribelle e anticonformista di uno spietato signore. Un libro forte e denso di poesia, una scrittura straordinariamente ricca ed evocativa, un’autrice che dopo aver conquistato la Francia si propone adesso con forza anche in Italia.

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    A morte i poveri

    di Shumona Sinha

    «Un romanzo sconvolgente per quello che racconta ma anche per la lingua e l’energia della sua autrice, che si propone come una delle più importanti scrittrici del nuovo secolo» Le Monde

    Durante una notte passata al commissariato per aver fracassato una bottiglia di vino sulla testa di un immigrato, una ragazza indiana cerca di capire che cosa l’ha portata a quella rabbia, e in un anomalo flusso di coscienza ricostruisce la propria storia di giovane intellettuale filoccidentale, omosessuale e fuori da ogni schema, soprattutto fuori dallo schema del migrante in cerca di un futuro migliore. Un romanzo nel quale si narrano senza retorica i tragitti e le traversate ma anche le menzogne, le falsità, il maschilismo, la brutalità degli uomini che oltrepassano le frontiere ed entrano dentro spazi nei quali non hanno diritto di entrare sperando di avere una vita migliore che invece si rivela non esserlo affatto. Un romanzo «politicamente scorrettissimo» sui lati oscuri dell’immigrazione che torna finalmente in libreria dopo la prima edizione Barbès del 2012.

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