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    Racconti

    di Marcel Proust

    Questa raccolta – curata da Giuseppe Girimonti Greco e Ezio Sinigaglia – contiene una scelta di testi narrativi giovanili di Proust, tratti da I piaceri e i giorni (1896) – il noto esordio del futuro autore della Recherche – a eccezione dell’Indifferente, che l’autore eliminò dalla raccolta e di cui si ignorava l’esistenza fino alla fine degli anni Settanta del Novecento. In questa collezione emergono già con grande nettezza di contorni i temi e i motivi che saranno poi centrali, quando non addirittura ossessivi, nel capolavoro narrativo di Proust.

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    Il tiranno Banderas

    di Ramón del Valle Inclán

    Un complesso affresco umano, politico, storico e culturale che restituisce un quadro esatto dell’America coloniale spagnola.

    In un imprecisato paese dell’America latina degli anni Venti, il dispotico caudillo Santos Banderas governa con il terrore e la repressione più feroce. Banderas incarna dunque i tratti di ogni dittatura totalitaria: ne risulta un complesso quadro storico e sociale in cui la parte è sempre il tutto, capace di escludere qualsiasi interpretazione eroica e individuale degli eventi narrati. Considerata tra le opere più innovatrici della letteratura spagnola del novecento, Il tiranno Banderas mette al centro i gruppi sociali, i movimenti politici e, in ultima sintesi, la Storia.

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    Le chiavi nel pozzo

    di Lorenzo Viani

    Il racconto della follia attraverso le storie dei «pazzi di Magliano» che saranno poi raccontati da Mario Tobino, in una raccolta espressionista che si rivela un pezzo fondamentale, anche se poco frequentato, della letteratura italiana.

    Lorenzo Viani, nato a Viareggio nel 1882 e morto sul Lido di Ostia nel 1936, è stato un autentico genio dell’arte, un anarchico e uno scrittore di indubbio talento, esponente di punta dell’«espressionismo dialettale». Di tutti i suoi scritti, Le chiavi nel pozzo, pubblicato nel 1933, anomala raccolta di «impressioni» in chiave espressionista che raccontano il manicomio di Magliano, quello che sarà poi raccontato nel dopoguerra da un altro grande viareggino, Mario Tobino, rimane certamente la prova più alta e più «universale», con la sua coraggiosa discesa negli inferi del manicomio, con il suo calarsi in quell’ambiente di rivolta, per attentare, quasi fosse un Bianciardi ante litteram, alla morale borghese, alla letteratura e all’arte ufficiali.

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    La duchessa d’Estramène

    di Du Plaisir

    «Un misconosciuto piccolo capolavoro del Seicento il cui autore, nascosto da pseudonimo, viene finalmente svelato» 

    Romanzo inatteso nel panorama narrativo seicentesco, La duchesse d’Estramène (1682) non ignora il modello ormai affermato della Princesse de Clèves, ma guarda altrove. Scarne indicazioni iniziali situano la vicenda intorno al 1670, tra le corti di Francia e d’Inghilterra. L’azione, tutta interiore, si svolge in uno spazio astratto non molto dissimile da quello delle tragedie raciniane. In un alternarsi di scene di dialogo e di lunghi monologhi interiori, viene narrata un’insolita storia di personaggi manovrati da un abile e crudele regista, che recitano una commedia cortigiana. In rari momenti la forza delle passioni fa cadere le maschere e l’azione volge al tragico. L’esito è paradossale: un lieto fine, vagamente sospetto, vede la protagonista rinunciare all’«amore-passione» in nome dell’«amore-stima» e la trasformazione in marito esemplare di un gentiluomo che aveva sempre manifestato un’invincibile avversione per l’«odioso giogo» del matrimonio. Omosessualità domata?

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    I Medici

    di Alexandre Dumas

    «Perché leggerlo? Perché è introvabile da un secolo e mezzo. La sua prima (e ultima) edizione risale al 1845. Perché è così romanzato da sembrare un’opera di fantasia. Perché nel Pantheon delle «dinastie scandalose», i posteri non hanno occhi che per i Borgia, e questo non è giusto. I Medici non hanno niente da invidiare ai Borgia. Anzi, forse forse avrebbero avuto qualche trucchetto da insegnargli…» – Marine de Tilly, Le Point

    «Il libro più intelligente e più brillante che sia mai stato scritto su questa famiglia» – Dominique Fernandez, vincitore del Premio Goncourt

    Un’opera giovanile dell’autore del Conte di Montecristo che anticipa le pagine migliori del romanziere maturo (il racconto della congiura dei Pazzi, il ritratto dell’equivoco Lorenzino, la scena dell’omicidio di Alessandro il Moro e la storia d’amore di Francesco I e Bianca Cappello sono esempi emblematici in questo senso) e riflette innanzitutto l’interesse di Dumas per la storia delle grandi dinastie, ma soprattutto rivela la sua straordinaria abilità nel rendere avvincenti i fatti storici, mestiere nel quale si dimostrò maestro ineguagliabile, creando di fatto insieme a Walter Scott il «romanzo storico». Trasferitosi a Firenze per evitare i creditori, nel 1844 Dumas si appassionò alle vicende dei Medici, e tornato in Francia ne descrisse storia, violenza e destini. Ricomparso in Francia 150 anni dopo la prima edizione, questo straordinario romanzo è praticamente inedito in italiano.

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    La preda

    di Émile Zola

    «Questo romanzo combina in una visione singolare e potente i temi gemelli della brama di denaro e della brama di piacere» – Oxford University Press

    Secondo capitolo del ciclo dei Rougon-Macquart (1871-1893), inizia ad apparire sulla rivista «La Cloche», ma poi la pubblicazione viene interrotta perché il contenuto è giudicato troppo scandaloso. La pubblicazione in feuilleton non verrà mai ripresa e il romanzo apparirà in volume solo nel 1871. Secondo Zola questo è un romanzo-reportage «sull’oro e sulla carne». Alle accuse di oscenità Zola ha risposto: «Una società non è forte se non quando mette la verità sotto la luce del sole». Insieme a L’argent fa parte di un dittico dedicato da Zola alle avventure della Borsa di Parigi e alle grandi speculazioni finanziarie durante l’Impero di Napoleone III. Al centro di entrambi i romanzi vi è Aristide Rougon, detto Saccard, un vero e proprio «sacerdote del dio denaro», che, partito da umili origini, si arricchisce enormemente, nella Parigi trasformata da Haussmann, grazie a spregiudicate speculazioni immobiliari. Una trama che si affianca alla trama parallela del romanzo erotico, nella modalità del triangolo amoroso e che fa di questo romanzo un raro e imprescindibile «unicum» del romanzo realista. Aristide Saccard è lo speculatore corrotto per eccellenza, l’arricchito impudente nato dalle trasformazioni del Barone Haussman, lanciato alla conquista della Parigi del secondo Impero. Renée, sua moglie, è la scalatrice sociale in tutto il suo splendore, circondata da lusso, protettrice e amante del figliocco Maxime, incarnazione del vizio. Ma il marito chiude gli occhi… Uno scandalo può sempre rivelarsi un buon affare da mettere a profitto.

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