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Narrativa

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    Come un’onda improvvisa

    di Linda Lê

    Per Come un’onda improvvisa Linda Lê è stata uan dei quattro finalisti del Premio Goncourt 2012 insieme a Joël Dicker, Jerôme Ferrari e Patrick Deville

    «Con questo romanzo Linda Lê ha toccato la sua vetta artistica, esplorando con coraggio, intelligenza e inattesa ironia gli abissi di legami familiari, la profondità delle nostre radici e l’incolmabile distanza tra gli esseri umani» L’Express

    La voce di un uomo morto, seppellito nel cimitero di Bobigny. Van, che si abbandona a un esame di coscienza, soppesando i suoi errori e le sue viltà. Un particolare: la sua condotta lo ha portato a finire sotto le ruote dell’auto di sua moglie. Un problema di freni. E di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Succede di lasciarci la pelle, nei romanzi di Linda Lê. Al monologo di Van si aggiungono quelli della sua amante Ulma, della moglie Lou e di Laure, sua figlia. Quattro voci che sono fortezze impenetrabili, rinchiuse ognuna dentro il proprio punto di vista. Come un’onda improvvisa è un romanzo sull’incapacità di conoscersi e sulle separazioni che spezzano gli esseri umani, sull’impossibilità di trovare una propria dimensione, una propria «patria» reale o anche soltanto spirituale. Dopo aver distrutto il mito della maternità in Lettera al figlio che non avrò, in questo romanzo, arrivato tra i quattro finalisti del prestigioso premio Goncourt, Linda Lê rompe e devasta l’istituto più sacro e indiscusso della nostra società: la famiglia.

     

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    Un giorno me ne andrò senza aver detto tutto

    di Jean d'Ormesson

    «Non è solo il testamento di uno dei più popolari e amati maestri del nostro Novecento, è anche uno dei più straordinari romanzi mai scritti» Le Figaro

    «È una storia universale che tiene abbastanza svegli e si fa leggere senza troppo fastidio». Così, con la sua consueta e seducente modestia, Jean d’Ormesson ha descritto in un’intervista questo suo ultimo romanzo, che come sempre non è solo un romanzo ma anche un saggio e come sempre apre senza alcuna pesantezza lo sguardo e la mente a mondi altrimenti complessi e difficilmente accessibili, come quelli della filosofia, della scienza, della religione. Ma in questo appassionante libro si aggiunge qualcosa in più, perché entrano in scena i ricordi, quelli personali, familiari, intimi. Che, come è lecito attendersi da questo autore, non hanno però mai niente di malinconico o di autocompiaciuto, ma diventano parte del racconto, e parte del saggio, e parte del pensiero, perché anche i ricordi nel genio leggero di Jean d’Ormesson, si trasformano in aperture e inviti morbidi alla riflessione,  all’amore per il mondo e per gli esseri umani.
    Un giorno me ne andrò senza aver detto tutto è anche il «testamento» letterario e spirituale di uno dei più grandi scrittori del Novecento. Un libro che in Francia è schizzato immediatamente in testa alle classifiche e ha venduto oltre 300mila copie in soli due mesi.

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    Come un fratello

    di Stéphanie Polack

    «Quella della Polack è una scrittura sanguigna, impietosa, nervosa, generosa, che sembra voler oltrepassare continuamente i limiti. E che ci racconta il percorso doloroso ed eroico di un uomo inadatto alla banalità del mondo» Le Figaro

    Jacques Fesch è uno dei figli dell’alta borghesia francese, cresciuto nella fede e con un grande futuro davanti. Ma il suo carattere è complicato, irrequieto. Nel 1951, a ventun anni, sposa Pierrette Polack e i due vanno a vivere a Strasburgo, dove nasce la figlia Véronique. Nel 1954 decide di regalare alle sue due donne una barca, ma non ha abbastanza soldi. Allora tenta una rapina da un cambiavalute. L’uomo reagisce, lo ferisce, Jacques fugge con i soldi. La polizia lo accerchia, lui si fa largo sparando, ferisce un passante, un poliziotto, e poi il dramma. Il terzo colpo uccide un secondo poliziotto. Viene arrestato, processato, condannato. Sulla stampa, che in quel momento diventa stampa di massa, Jacques Fesch si trasforma nell’assassino triste, disperato e bello. Il 1° ottobre 1957, giorno del suo ventisettesimo compleanno, viene giustiziato sulla ghigliottina. È uno degli ultimi in Francia a subire questa pena. Quaranta anni dopo la nipote Stéphanie ritrova questa storia familiare che tutti cercavano di dimenticare, e scrive un romanzo salutato dalla critica come un piccolo e strano capolavoro capace di raccogliere un seguito di lettori entusiasti. Il suo obiettivo, pienamente centrato, è ricostruire un mondo, quello degli anni Cinquanta francesi, pieno di fantasmi e di ingenue speranze, e raccontare dal di dentro il percorso di un giovane inafferrabile, vittima di ossessioni e di sogni che si scontrano con un reale grigio, regolare, banale.

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    Guardie e ladri

    di Charles Dickens

    Nove racconti inediti in Italia

    A cura di Fabrizio Bagatti.

    Vengono qui raccolte, in prima traduzione per l’Italia, tutte le nove prose di Charles Dickens dedicate espressamente al tema poliziesco e pubblicate sulle colonne delle due riviste da lui dirette, «Household Words» e «All The Year Round» tra il 1850 e il 1867. L’autore di Oliver Twist si interessò moltissimo a questo tema e lo utilizzò per descrivere la sordida realtà della Londra povera e malfamata di quel periodo. Allo stesso tempo, in questi scritti Dickens illustra la nascita della moderna polizia inglese e i metodi di indagine investigativa adottati nel XIX secolo. I personaggi sono tutti reali e realmente esistiti, così come tutti i celebri casi giudiziari dell’epoca cui Dickens fa riferimento: ogni singolo aspetto che Dickens racconta era stato visto e spesso vissuto in prima persona. Narrativa e indagine giornalistica si incontrano e si mescolano a formare una lettura avvincente e di grande realismo, spietata nel descrivere quanto acuminata nell’evidenziare i problemi sociali dell’epoca. Inoltre, il lettore non faticherà a rintracciare in queste pagine temi e ambientazioni che Dickens riutilizzerà poi per i propri romanzi, in una sorta di interessantissimo laboratorio dello scrittore.

     

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    Poeta e contadino

    di Jean-Louis Fournier

    «Un delizioso romanzo nell’amatissimo stile leggero e sognante di Fournier che sembra individuare la chiave per raccontare l’amore, l’innocenza e il senso talvolta inatteso che le nostre vite prendono» Le Point

    Un giovane e ingenuo studente di cinema si innamora di una dolce studentessa di psicologia. Fin qui niente di strano. È l’amore. E lui è convinto che sarà per sempre. Per questo abbandona tutto e si trasferisce in campagna, per vivere con lei e mandare avanti la fattoria di suo padre. «Quando si è innamorati, si diventa un po’ matti, e visto che un po’ matto lo ero già, ero capace di tutto. Se suo padre fosse stato un pescivendolo, mi sarei messo a fare il pescivendolo». Ma la felicità non è così a portata di mano e la vita non è come il cinema. La campagna è dura, è lenta, è morta. E l’amore a volte non basta a sopportare ciò che non ci appartiene. Abbandonando tutti i possibili clichés sul cittadino inadatto alla terra, sulla durezza del lavoro quotidiano e sulla solitudine dei contadini, Jean-Louis Fournier, un autore già amato dai lettori italiani, ci accompagna con delicatezza e humour in questo viaggio dentro il cuore della vita di campagna. E grazie alla sua abituale tenerezza, al suo spirito e al suo inarrivabile senso del romanzo, riusciamo a sorridere di questa situazione, quasi da incubo, nella quale il suo ingenuo e sognante eroe si è cacciato.

    12,00 10,20 Acquista
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    Mille anni di giovinezza

    di Isabelle Coudrier

    «Un enorme, incontenibile, dolce, tragico romanzo d’amore che ha dentro tutte le possibili variazioni sul tema della felicità e dell’infelicità» Elle

    Sylvia, professoressa di matematica e sceneggiatrice occasionale, apprezza la purezza algebrica e mal si adegua alle equazioni irrisolvibili dell’esistenza. Lettrice accanita di Thomas Mann, si lascia spesso trasportare dall’immaginazione sul balcone del sanatorio di Davos per contemplare quelle nevi la cui eternità evoca in lei i numeri primi. Louis, intransigente critico cinematografico, rifugge i luoghi comuni, non soltanto nei film ma anche nel mondo che lo circonda. Naturalmente, Louis e Sylvia non possono amarsi. Per lui, l’amore è il più scontato degli intrighi. Per lei, è complicato come la quadratura di un cerchio. Non importa: vivranno tutte le tappe dell’amore senza mai ammetterlo, allontanandosi per settimane dopo ogni stadio come per convincersi che tra loro non ci sia niente di importante. Solo il destino potrà fargli ammettere che l’amore è eterno come le nevi di Davos e che costituisce l’unico scenario possibile per la vita umana. Forse troppo tardi. Mille anni di giovinezza è la storia di un amore apparentemente impossibile ma che si rivelerà infine vitale, la storia di una generazione allo sbando che non vuole apparire scontata, che non sa come inventarsi e come vivere una storia singolare e inedita. Isabelle Coudrier, giovane sceneggiatrice francese che qui esordisce nel romanzo, non compiange questo eccesso di lucidità, ma esplora con profondità e maestria la psiche dei personaggi rendendoceli umani e assolutamente vicini.

    19,00 16,15 Acquista
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