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    Anna e le ragazze

    Claudio Repek

    Lei è sul divano. Le ragazze sul tappeto. Lei ha 78 anni, loro tra gli 11 e i 13. Lei è una donna fuggita dai campi che odiava per fare l’operaia. Loro sono centennials con gli occhi spalancati su un mondo narrato, che sanno reale ma faticano a riconoscere. Si raccontano le loro vite. Una è segnata dalla miseria e dalla fatica dei mezzadri inchiodati alla terra, ma anche dal riscatto delle operaie, da amori sbocciati presto e finiti poco dopo, in un’epoca dove la parola divorzio gelava la conversazione, colorate dall’impegno politico e istituzionale quando le donne ne erano ancora ai margini. Le altre vite, quelle delle centennials, sono invece un mosaico di mondi: Africa, America Latina, Europa. Di famiglie: alcune ancora insieme, altre no. Di relazioni basate su messaggi veloci, smartphone e computer. Di affetti e amori ancora solo immaginati ma carichi di meravigliosa attesa. Anna e le ragazze hanno in comune l’identità femminile e la voglia di vivere. Possibilmente meglio. Sessantacinque anni sono una differenza, ma non fanno la differenza. Anzi: creano la curiosità di conoscersi in un centro socio-educativo che diventa un ponte tra generazioni.

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    Da allora siamo qui

    Michelangelo Fabbrini

    Nel disordine del secondo dopoguerra uno studente del Bauhaus realizza il miglior prodotto di quella scuola: Israele. Come si riuscì a organizzare le attività umane e il territorio tra un popolo che partiva e un altro che arrivava? Il primo libro in Italia che racconta quel periodo fondamentale per la storia di oggi.

    Lo Stato d’Israele e le sue città furono progettati dal Dipartimento d’Urbanistica guidato nel 1948-53 da Arieh Sharon, nato in Polonia, emigrato in Palestina negli anni Venti del secolo scorso e poi diventato studente del Bauhaus. Il testo racconta lo scontro politico e personale dietro la costruzione dello Stato degli ebrei. La necessità di distruggere quello che c’era prima e ricostruire secondo un progetto di pianificazione nazionale. In questo testo fra narrativa e saggio compaiono in molti: persone giunte in quella terra dall’Europa e dal Medio Oriente, dal Nord America e dalla Tripolitania italiana, s’incontrano e si scontrano, e assieme costruiscono un Paese che, comunque la si pensi, è ancora oggi un esperimento unico.

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    Ogni mare ha un’altra riva

    di Michele Gurrieri

    «Quale mondo giaccia al di là
    di questo mare non so, ma ogni mare
    ha un’altra riva, e arriverò»
    – Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 1952

    Ogni mare ha un’altra riva è un viaggio fotografico attraverso un paese che ho lasciato molti anni fa. È un percorso che parte da un’Italia idealizzata, un’Italia della memoria collettiva e personale, e si spinge in luoghi ben conosciuti e in altri mai visitati ma spesso immaginati. Un viaggio che procede per frammenti e visioni, istantanee di una realtà allo stesso tempo familiare ed estranea, un percorso pieno di contraddizioni e sorprese, di realtà positive trovate laddove meno ci si aspetterebbero, tra le mura di una prigione o nei bassifondi di un porto di mare. Un viaggio compiuto attraverso il paesaggio, ma anche attraverso le istituzioni: il mondo del lavoro, la scuola, il carcere, la chiesa, il patrimonio storico e culturale. E nella tensione tra il cambiamento culturale e sociale e le tradizioni: il carnevale, la musica popolare, le feste religiose, la musica militante. Ma anche l’ideologia e il conflitto sempre attuale tra due parti del paese, l’antifascismo e il fascismo. Da Milano a Lampedusa alla ricerca di una sorpresa, di un conflitto, di una realtà imprevista e imprevedibile. Bianco e nero rigoroso, una distanza sempre giusta e un approccio distaccato, non frontale. Uno sguardo discreto ma incisivo, lucido, nitido, una ricerca umile di poesia e di umanità.

    30,00 28,50 Acquista
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    Alterazioni

    di Aa. Vv.

    A cura di Elisabetta Meccariello. Prefazione di Roberto Incerti. Con i contributi di Silvano Panichi, Rodrigo Garcia, Massimiliano Civica, John Jesurun, Mimma Gallina, Branko Brezovec

    Tutto nasce da un bisogno, un’urgenza. Fare teatro dipende necessariamente da queste condizioni. Senza passione, senza un desiderio, il teatro non può esistere. Ci sono tanti modi di fare teatro, la differenza sostanziale tra stare sul palco e trasformare quel sogno in un progetto tangibile sta nel porsi le giuste domande. Non solo perché faccio teatro, ma per chi (cit. M. Civica). Focalizzare il “tu” di riferimento è lo strumento per definire la propria identità e individuare contenuti e mezzi di ciò che s’intende comunicare. Ma per parlare di impresa culturale è fondamentale introdurre ulteriori elementi, dinamiche, meccanismi.
    Cosa vuol dire? Come si costituisce? Cosa deve fare una giovane realtà teatrale per consolidare una visione artistica in occasione di lavoro?
    Questo volume è una riflessione sull’esperienza della Compagnia Laboratorio Nove, oggi AttoDue, un percorso di trent’anni segnato da incontri, confronti, cambi di direzione. Qual è l’origine della Compagnia, come si è evoluta e ha affrontato le crisi, cosa ha assimilato da autori, interpreti e registi, come si è posta di fronte ai cambiamenti? Quello che emerge è proprio un’idea di possibile impresa culturale, un modello improntato sulla fluidità, sull’apertura all’altro, sulla capacità di mutare in base al vissuto, è un modello che impara, cresce, ingloba i contributi esterni, elabora un metodo, ascolta il tempo in cui vive. Forse, un esempio per nuove generazioni di amanti del teatro.

     

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    Cene per uno davanti ai fiori

    di Wang Shuqi

    Un frammento di vita contemporanea della gioventù femminile in Cina, in sospensione fra liberazione intellettuale (la nuova «febbre intellettuale»), liberazione sessuale di genere, aspettazione di una società più isotropa, senza confini geografici. Un commovente racconto di cento pagine che si consuma davanti a un computer, con la modalità «vlogger»: un «video-blog» che altro non è che un sito che raccoglie filmati sugli argomenti più disparati. In sostanza, un «video-diario». E questo video-diario consente di interloquire con tanti altri vlogger, in uno scambio reciproco che spesso, appunto, finisce per toccare – com’è nel caso di Tang Xiaotang (la protagonista) – sentimenti, desideri, aspettazioni, illusioni, ostentando al momento giusto la propria sessualità. Una sorta di «rilettura» del Voyage autour de ma chambre di Xavier de Maistre, visto che entrambi ci narrano di «viaggiatori sedentari». Tang Xiaotang sembra rappresentare la tipologia della giovane cinese contemporanea, in trepida aspettazione del futuro, attenta a costruirsi followers, possibilmente ricchi (ma comunque di rango sociale superiore al suo), possibilmente belli e innamorati. Così, nel suo chattare quotidiano si affacciano re e principi azzurri, che la guardano, l’ammirano, le offrono rose blu (di mistero) e rosse (di passione). La sua web-cam propone la giovane Tang sempre a tavola, a mangiare, che è pur un atto di per sé ammiccante; una giovane Tang che si muove instancabilmente, si china, così da far indovinare i suoi seni e stuzzicare (o far impazzire) gl’interlocutori. Insomma, l’universale gioco dell’amore e della seduzione. Ma la realtà, alla fine, è diversa: Tang Xiaotang è semplicemente insidiata dal fattorino che le porta posta e cibo e che la desidera. Non è proprio ciò che si aspettava, dopo aver creduto (immaginato in web-cam) che il poeta Qu Xiaoming fosse lì per coronare il suo sogno.

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    So ballare il Bolero di Ravel

    di Silvia Poletti

    Con una prefazione di Luciano Alberti

    Un libro dedicato alla figura di Marga Nativo, étoile del Maggio negli anni d’oro e direttrice artistica dell’Associazione Culturale Florence Dance Center e dell’omonimo festival, a cura della giornalista e critico di danza Silvia Poletti. A partire dall’esperienza al Maggio Musicale Fiorentino, attraverso le sue stesse parole e i suoi ricordi, ripercorriamo l’essenza culturale della danza e la storia del Maggio Musicale. In questo senso, il libro intende conservare la memoria storica di un periodo importantissimo per lo sviluppo dell’arte coreutica in Italia e promuoverne la conoscenza da parte delle nuove generazioni. L’idea di raccontare Marga Nativo si unisce così a quella di raccontare una Firenze, un’Italia della cultura straordinariamente piena di entusiasmi e promesse, ricca di ispirazione e di orgogliosa consapevolezza del primato storico che tutto il mondo le riconosceva. Un racconto fatto da una prospettiva particolare – quella di un’artista che ha scelto di esprimersi con il suo corpo – che descrive anche l’evoluzione della danza e la sua affermazione nel nostro Paese, fino ai giorni nostri, in cui all’incertezza fa da controcanto la tenacia e la passione di quanti, come Marga, hanno letteralmente lottato per far sì che anche l’Italia entrasse a far parte della scena della danza.

    22,00 20,90 Acquista
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