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Può sembrare un azzardo intitolare una collana a un cimitero, ma il Père Lachaise è da sempre molto più di questo: è un luogo di memoria storica e culturale, monumentale, di culto anche pagano, di scoperta delle proprie radici. Questa collana ospita autori fondamentali della letteratura mondiale di quali proponiamo testi inediti o ormai perduti, con il «recupero» di autori anche meno noti ma di grande rilevanza letteraria. Tutti i libri hanno una elegante veste editoriale e grafica, traduzioni accurate e apparati critici redatti da importanti esponenti della critica e della filologia letteraria.

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    Lo schiaccianoci

    di E.T.A. Hoffmann

    A cura di Matteo Galli.

    In un’atmosfera insieme dolce e inquietante, Lo Schiaccianoci del grande scrittore tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, che ha ispirato il celebre balletto di Ciaikovskij e il cartone animato di Walt Disney (contenuto nel film Fantasia), rimane una delle fiabe più note e amate di tutti i tempi, offerto qui in una nuova traduzione arricchita dalla curatela di Matteo Galli. Vi si narra l’attesa di eventi meravigliosi ma anche paurosi, l’incomponibile dissidio tra realtà e favola, tra io e mondo, tra giorno e notte. Pubblicato a Berlino nel 1816. Nel 1838 fu tradotto in francese e nel 1844 Alexandre Dumas lo «reinterpretò» limandone gli aspetti più inquietanti. La sua versione resterà a lungo la più conosciuta e ispirerà Piotr Ilič Ciaikovskij e il coreografo Marius Pepita nella stesura del libretto teatrale per il balletto, presentato a San Pietroburgo nel 1892. Il racconto di Hoffmann risponde a una domanda tutti gli adulti si pongono: cosa accade quando i bambini entrano in contatto con oggetti, figure, nomi, comportamenti, cose di un universo preparato per loro dagli adulti? Hoffmann ci dice che i burattini, le marionette, i pupazzi, i soldatini, le bambole, per gli adulti appartengono alla finzione, mentre per i bambini oscillano fra bugia e verità. E che nel mondo dei bambini esistono argomenti che non possono essere affrontati con gli adulti: le paure, i sogni, tutti gli incomprensibili aspetti di un mondo che li spaventa perché non sembra possedere una sua coerenza. I bambini non temono gli eccessi, non amano le mediazioni, non pensano a un mondo ordinato, omologato, uguale, ricomposto. Accettano il bizzarro, anzi lo amano, e catturano l’Ombra, il Doppio, lo Strano, perché sanno che la vita è proprio fatta di questo. In questa fiaba straordinaria Hoffmann si cala interamente in questo universo di simboli, di metafore, di ansie, di inquietudini proprio dei bambini e ce lo racconta dal di dentro come nessuno è mai più riuscito a fare.

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    Guardie e ladri

    di Charles Dickens

    Nove racconti inediti in Italia

    A cura di Fabrizio Bagatti.

    Vengono qui raccolte, in prima traduzione per l’Italia, tutte le nove prose di Charles Dickens dedicate espressamente al tema poliziesco e pubblicate sulle colonne delle due riviste da lui dirette, «Household Words» e «All The Year Round» tra il 1850 e il 1867. L’autore di Oliver Twist si interessò moltissimo a questo tema e lo utilizzò per descrivere la sordida realtà della Londra povera e malfamata di quel periodo. Allo stesso tempo, in questi scritti Dickens illustra la nascita della moderna polizia inglese e i metodi di indagine investigativa adottati nel XIX secolo. I personaggi sono tutti reali e realmente esistiti, così come tutti i celebri casi giudiziari dell’epoca cui Dickens fa riferimento: ogni singolo aspetto che Dickens racconta era stato visto e spesso vissuto in prima persona. Narrativa e indagine giornalistica si incontrano e si mescolano a formare una lettura avvincente e di grande realismo, spietata nel descrivere quanto acuminata nell’evidenziare i problemi sociali dell’epoca. Inoltre, il lettore non faticherà a rintracciare in queste pagine temi e ambientazioni che Dickens riutilizzerà poi per i propri romanzi, in una sorta di interessantissimo laboratorio dello scrittore.

     

    10,00 8,50 Acquista
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    Guardami: sono nuda

    di Antonia Pozzi

    «Ho paura, e non so di che: non di quello che mi viene incontro, no, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granellini sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia». Antonia Pozzi scrive queste riflessioni tra il 1925 e il 1927. È nata nel 1912, appena una ragazzina quindi. Eppure è questo senso di spossata malinconia, di vertigine di perdita, di repentina nostalgia che lei esplorerà fino alla sua morte, il 2 dicembre 1938, nuda e con troppe pillole ingoiate in un fosso gelato nella campagna intorno a Milano. In questa raccolta, curata da Ernestina Pellegrini, docente di italianistica dell’Università di Firenze e curatrice del Meridiano Mondadori dedicato a Claudio Magris, è contenuto il corpus maggiore delle sue poesie, dalle quali emergono un’esacerbata sensibilità e una profondità di autoanalisi davvero sorprendenti.

    8,00 6,80 Acquista
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    Amleto

    di Alfred Döblin

    «C’è qualcosa di vero, Edward. La nostra sorte va molto più in là di quello che ci immaginiamo». «Credi anche tu a una tale oscura necessità, mamma? E pensi che non siamo niente? L’uomo è nulla?». «Non ci credo». «Esisteremmo solo per desiderare e non raggiungere niente? Ci danno l’illusione di un traguardo, lo inseguiamo… ma veniamo solo presi in giro e finiamo per inciampare su una pietra?»

    A cinquantasei anni dalla morte di Alfred Döblin, Edizioni Clichy propone la prima traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Hamlet oder Die lange Nacht nimmt ein Ende, scritto tra il 1945 e il 1946, poco prima del suo rientro in Germania. Attraverso il personaggio di un soldato inglese, Edward Allison, che torna a casa dopo la guerra, mutilato e in preda ai fantasmi del passato, Döblin dà voce a una serie di interrogativi sulla vita e la morte, sul male e le sue responsabilità, e soprattutto sulla realtà e la finzione nel mondo in cui viamo. Come l’Amleto shakespeariano infatti Edward si dedica ossessivamente alla ricerca della verità, finendo per sconvolgere l’equilibrio già precario della sua famiglia e facendo riemergere conflitti che sembravano sepolti tra sua madre, la dolce ma determinata Alice, e il padre scrittore, il burbero ed enigmatico Gordon Allison. Un dramma familiare costruito come un gioco di specchi, che passa attraverso i lunghi racconti sull’amor cortese, i santi e i tiranni medievali, che i vari membri della famiglia inizialmente individuano come terapia contro le ossessioni di Edward, ma finiscono per rivelare fatti troppo a lungo taciuti, anche a loro stessi. Amleto o la lunga notte sta per finire è un romanzo che sorprende per la radicalità e il pathos con cui l’autore rappresenta la crisi esistenziale e familiare, e che delinea una contrapposizione irrisolvibile tra l’individuo e il mondo che lo circonda. Qui Döblin non ritrae un’epoca, come era stato per il suo celebre Berlin Alexanderplatz, ma fa rivivere in controluce, attraverso una vicenda umana, la storia politica d’Europa.

     

    14,00 11,90 Acquista
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    Una vecchia canzone

    di Robert Louis Stevenson

    Una vecchia canzone, breve romanzo di Robert Louis Stevenson, è stato riscoperto solo nel 1982 come opera dell’autore de L’isola del tesoro: uscito infatti senza firma sulla rivista «London» nel 1877, è stato attribuito a Stevenson grazie alla riscoperta di una pagina manoscritta conservata presso l’Università di Yale. È quindi il primo romanzo da lui pubblicato, mai tradotto in italiano fino al 2012. Vi occhieggiano, accennati ma presenti, alcuni temi che poi troveranno una definitiva maturità nelle opere successive. Il complicato e pericoloso argomento dell’eredità da assegnare o da dividere, l’ambigua natura umana sempre in bilico tra bontà e perfidia, le disastrose conseguenze di chi, nel proprio comportamento, scambia la testardaggine per forza di carattere, il cinismo delle convenzioni sociali e l’ossessionante conflitto tra ricchezza e miseria. Una vecchia canzone ha il sapore di una parabola amara sull’incomprensione e sugli equivoci che spesso lacerano l’esistenza e da questo punto di vista sta certamente al pari con i più famosi racconti o romanzi della sua maturità.

    7,00 5,95 Acquista
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    I venditori di Milano

    di Ottiero Ottieri

    Una commedia presentata a Milano nel 1960 e da allora introvabile, che viene riproposta oggi per riportare alla meritata attenzione uno degli autori fondamentali del Novecento Italiano. Tra sarcasmo e descrizione sociale, Ottieri tesse un dialogo tagliente, anticipando di molto anni temi che sarebbero divenuti centrali solo in tempi recenti

    A cura di Luca Scarlini

    Ottiero Ottieri (1924-2002) inizia le sue attività letterarie all’università di Roma traducendo opere del teatro elisabettiano. La passione per il dialogo, per la rappresentazione corale, come si dà in uno dei romanzi maggiori, I divini mondani, ritratto di un jet-set in fuga da se stesso, lascia poi lo spazio nei testi estremi, come il poemetto Il palazzo e il pazzo, a una ricerca che si fa decisamente monologante. I venditori di Milano è una commedia in tre atti rappresentata al Teatro Girolamo di Milano nel marzo 1960, per la regia di Virginio Puecher, protagonisti Mario Mariani, Mario Maranzana e Anna Nogara. Accolto favorevolmente dalla stampa, il testo viene edito da Einaudi nello stesso anno e mai riproposto fino ad oggi. La commedia fa parte del periodo “industriale” dell’autore: il tempo in cui parla di fabbriche e di automazione, a partire anche dalla sua esperienza alla Olivetti. In un’industria che produce frigoriferi si presentano le persone dell’ufficio marketing. Un mondo arido, in cui gli individui sembrano talvolta macchine, visto che tutti cercano a ogni costo di attenersi a una vera e propria oggettività obbligatoria. Lo scrittore guarda il mondo al microscopio, cogliendo i minimi scarti di un sistema apparentemente immobile e invece pieno di sorprese. Il protagonista, Davoli, alienato e robotico, infine si ribella e decide di fuggire verso un nuovo conformismo forse anche peggiore, diventando presentatore televisivo.

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