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Caravanserraglio

di Francis Picabia

«Il pranzo fu suntuoso e intelligente, la conversazione finì per un istante sul cubismo e il Dada. Un giovane portabandiera dallo sguardo cupo e profondo mi pregò di dirgli che cos’era il cubismo e chi l’aveva inventato. “Dio” gli dissi. Parve offendersi. “Dio?” “Dio siete voi, se volete”. “E Dada? Non potete rifiutarvi di dirci cos’è Dada!”. “Dada è l’armistizio, è la pace, è la concentrazione che evapora o il contrario, concentrazione delle nostre stupide ambizioni»

Introduzione di Luc-Henri Marcié.

Unico romanzo di Francis Picabia, scritto nel 1924, l’anno in cui apparve il primo Manifesto del Surrealismo. Al rigore dogmatico di André Breton, Picabia contrappone la sua incorreggibile disinvoltura, il suo inafferrabile istinto dissacratorio, scegliendo in ogni circostanza la libertà e la vita, che attraversa sempre a cento all’ora non temendo lo schianto finale. «Sono vivo», questo è il suo unico credo. E la risposta finale di questo romanzo, nel quale Picabia esprime l’essenza delle sue idee. Testo autobiografico «a chiave», pieno di deviazioni, porte misteriose, cassetti e armadi inattesi, Caravanserraglio si presenta apparentemente come una semplice serie di quadri che evocano con causticità l’anima di un’epoca travolta dal tourbillon delle avanguardie, ma rivela a una lettura più attenta un «sottotesto» letterario e narrativo di grandissima letteratura. Vi si incontrano Marcel Duchamp, Pablo Picasso, André Breton, Robert Desnos, Louis Aragon, Max Ernst, Blaise Cendrars, Jean Cocteau e molti altri. Di fronte al Surrealismo trionfante, Francis Picabia lancia l’ultima battaglia in onore del Dadaismo.

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