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Sorbonne, l’Università di Parigi, il mito del cambiamento. Le grandi idee del Novecento in piccoli libri che concentrano l'essenza del pensiero di persone che hanno immaginato altri mondi e prospettive diverse. Una prefazione che fa da inquadramento «sentimentale», nel quale il curatore racconta il mondo del protagonista e in che modo il suo pensiero lo ha toccato e coinvolto, dopo aver cambiato la cultura, la società, la storia. E poi le immagini, le parole e il pensiero, senza mediazioni né fratture, dei grandi rivoluzionari del Novecento. Una collana a cura di Giovanna Ceccatelli.

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    Emil M. Cioran

    a cura di Fabrizio Parrini

    «Siamo tutti in fondo ad un inferno,
    dove ogni attimo è un miracolo»

    Emil M. Cioran è una delle figure più rappresentative della vita culturale europea del Novecento, dove si pone come una libera figura di scrittore e filosofo scettico che indaga il divenire dell’esistenza come un testardo, implacabile contestatore della filosofia sistematica. La filosofia deve, secondo lui, occuparsi dell’esperienza concreta, quotidiana, vissuta dall’uomo. Non può e non deve mai ridursi a un sapere astratto, fatto di concetti e senza contenuti vivi come i sentimenti, le emozioni, le passioni. Per Cioran la filosofia è un’incessante riflessione sulla vita e sull’essere che ha oltrepassato l’orizzonte del nulla. Ciò che gli interessa è l’uomo gettato nel mondo da una sorte avversa o da un «funesto demiurgo» per interpretare il suo ruolo incomprensibile e assurdo. Questa l’originalità di Cioran e dei suoi aforismi crudeli in perenne ricerca di senso. La vita è un’avventura tragica, ma la lucidità del pensiero permette di sperimentare non solo la propria immensa solitudine, ma anche la propria vertiginosa libertà.

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    Raymond Carver

    a cura di Antonio Lanza

    Raymond Carver è arrivato in Italia con molto ritardo, o comunque in ritardo ci si è accorti di quanto il suo lavoro avesse rivoluzionato per sempre, almeno quanto quello di Jerome D. Salinger e di Ernest Hemingway non solo la letteratura americana, ma più in generale quella del nostro pianeta. Grazie al paziente e prezioso lavoro dell’editore Minimum Fax e poi al successo del film America Oggi di Robert Altman, tratto dalle sue storie, l’autore dei racconti raccolti in libri ormai imprescindibili come Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, Vuoi star zitta per favore? o Cattedrale, oggi Carver è considerato un classico e uno dei «padri» della letteratura, anche grazie alla sua inconfondibile e unica tecnica di «taglio» sulla quale molto si è scritto, ragionato e anche fantasticato. Definito come il «Cechov americano», le sue opere hanno influenzato diverse generazioni di scrittori, ma lo stesso Raymond Carver sosteneva di essere uno scrittore «senza talento». Da figlio di un taglialegna della remota provincia americana, attraverso il duro lavoro e una vita passata a voler a tutti i costi diventare uno scrittore, Carver è oggi considerato il maestro del cosiddetto minimalismo, ma anche colui che, attraverso le sue storie che prendono vita dalle «banali» esistenze della middle class americana, ha svelato ai suoi lettori la magia che sta dietro alle cose «appena intraviste» tra le pieghe della «normale» quotidianità. Anche in questo volume della collana Sorbonne all’appassionata introduzione del curatore, da sempre ammiratore di Carver, si affiancano una accurata biografia, una puntuale bibliografia, una raccolta di scritti e citazioni e numerose immagini in gran parte inedite.

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    Franca Rame

    di Fabio Francione

    Franca Rame è stata compagna di vita e d’arte di Dario Fo, Premio Nobel e «genio di famiglia» come amava ripetere con una punta di civetteria. La sua attività di ordinatrice, curatrice e organizzatrice della compagnia e delle opere del marito, l’ha portata sempre a spostarsi dal palcoscenico a un dietro le quinte, voluto e mai rinnegato. Ma la Rame era nata attrice e il suo protagonismo di primadonna a teatro, al cinema e in tv, ha saputo trasferirlo, con sagacia, ironia e abnegazione, nel quotidiano e nel suo esser donna. E proprio la condizione di donna, per giunta bellissima e di grande successo, le ha procurato spesso antipatia e odio, fino al feroce sequestro e stupro che, con grande coraggio, avrà la forza di raccontare a modo suo in uno dei monologhi più recitati. Delusa dall’esperienza di senatrice, si dimetterà con un indimenticabile j’accuse all’intera classe dirigente del Paese. Ancora una volta donna, persona e non personaggio, mai doma, per l’appunto scomoda militante e strega consapevole.

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    Bohumil Hrabal

    di Alberto Schiavone

    «Non urto contro i lampioni né contro i passanti, soltanto cammino e puzzo di birra e di sporcizia, ma sorrido, perché in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro apprenderò su me stesso qualcosa che ancora non so»

    La maniera giusta per leggerne gli scritti l’aveva indicata lui stesso. Mettetevi comodi, ordinate da bere, che inizio a parlare. Pardon, a scrivere. Anzi, pardon, a trascrivere. Si perché Bohumil Hrabal si è sempre dichiarato un trascrittore, ponendo in chiaro quale fosse il suo atteggiamento rispetto al mestiere dello scrivere. La sua posizione nel mondo. Trascrittore di ciò che lo circondava, della storia del suo popolo colto e infelice, scriba sudato e coinvolto, mai distante, di narrazioni orali, di urla, risate sguaiate, di cialtronerie, irregolari vicende della vita normale, di sorrisi davanti alla tragedia. Di tragici silenzi. Poeta del particolare che diventa, grazie alle sue mani, divino. Un tramite, volendo addirittura svilire l’intenzione. Una brocca che si riempie e riversa. Toccato dal dono e perciò in grado di far comunicare attraverso se stesso l’eterno e il quotidiano. Rielaborare tutto, riciclare. Come quelle comunità ormai confinate nell’aneddotica e nel racconto buffo, in cui gli abitanti vivono reinventando gli oggetti che la società normale getta via. In Hrabal tutto è superfluo ma ogni parola è messa proprio lì dove dovrebbe stare.

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    J.M. Barrie

    di Giovanna Mochi

    La figura di J.M. Barrie è tra le più controverse degli scorsi secoli: autore di una delle più magiche e straordinarie fiabe per bambini, Peter Pan, la vita del drammaturgo è costellata da scandali e punti interrogativi. Questo libro tenta di far luce sulle zone d’ombra attraverso le parole dell’autore e di quanti hanno incrociato il suo cammino.

    Peter Pan, il ragazzo che non voleva, o non sapeva, crescere, nasce nella indefinita mobilità della scena teatrale, e in quella figuretta ibrida dall’identità confusa, né tutta umana né tutta fantastica, né maschio né femmina, né bambino né adulto, né comico né tragico, ma tutto questo insieme. La scrittura di Barrie comincia molto presto a rintracciare e registrare le origini di un nodo tematico e di una ossessione personale – la incapacità/impossibilità di superare l’infanzia – che attraversa tutta la sua vita e la sua opera, da molto prima di Peter Pan fino a molto dopo, e agli ultimi scritti. Ed è questo che viene totalmente rimosso dall’addomesticamento del personaggio di Barrie: la sua dimensione anche tragica, ma soprattutto la sua natura ibrida e liminale di «creatura di mezzo» che abita inquieta spazi fluidi e di confine – e si muove a disagio nello spazio ambiguo del tra: tra piccolo umano e uccello, bambino e adulto, desiderio e frustrazione, realtà e fantasia, vita e morte. Tra Peter e Pan, perché anche il suo nome è un ibrido: Peter il bambino vittoriano (e di sempre) ingabbiato nel suo potenziale di desideri e nella fatica di crescere, e Pan, il dio pagano della natura e dell’Eros, il demone fallico dal piede di capra che suona invasato il suo flauto facendo impazzire in un sabba la danza delle fate.

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    Leonardo Sciascia

    di Stefano Lanuzza

    Quella di Leonardo Sciascia è un’opera narrativa, saggistica e politica che marca gli avvenimenti della cultura e della società italiana del secondo Novecento mentre rimane un rifermento essenziale per capire cosa sia stata e continui a essere l’Italia dei rapporti tra le società, la giustizia e la cultura, delle collusioni politico-affaristico-mafiose, dei terrorismi e dei delitti. Maestro e «artista della ragione» la cui opera è da leggere in una chiave ampiamente comparatistica, l’«eretico» Sciascia, il più libero degli scrittori, non cessa di testimoniare la verità della realtà italiana e di additarne quasi profeticamente i destini.

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