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    Nedo Ludi

    di Pippo Russo

    È l’anno 1989. Il calcio italiano sta cambiando, e intorno a esso l’intera società italiana. Nedo Ludi è uno stopper dell’Empoli, e mentre attraversa una fase cruciale della carriera, vede arrivare in squadra un allenatore che predica il calcio a zona. Capisce immediatamente che per lui la carriera sta finendo e non ha modo d’impedirlo. E vede anche il calcio disumanizzarsi e perdere il rispetto. Colto dalla suggestione del luddismo, prova a organizzare una ribellione, mentre l’Italia vive l’ultima, sconsiderata stagione di benessere. È questa la trama di Il mio nome è Nedo Ludi, pubblicato per la prima volta nel 2006 e diventato immediatamente un libro di culto, da molti definito il più bel romanzo che sia mai stato scritto sul calcio. Quel libro viene adesso ripubblicato in un volume unico assieme all’attesissimo sequel, Nedo Ludi. Il ritorno, nel quale si racconta di come Nedo decida di rimettere piede nel calcio dopo una lunga pausa, nella seconda metà degli anni Zero. Subisce il richiamo delle questioni lasciate irrisolte prima di eclissarsi, e trova dentro e fuori dal campo un mondo completamente cambiato, al quale cerca di adattarsi ma senza lasciarsene omologare.

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    Conosci Totti?

    di Leonardo Angelini

    Che numero aveva la stanza in cui è nato Francesco Totti? Che mestiere avrebbe fatto se non fosse diventato un grande calciatore? Di che cosa ha paura? Che progetti ha per il futuro? E anche: che cosa intende, il Capitano, per «fare cip e ciop»? E per «essere buono»? Quando ha vinto la Scarpa d’Oro? Quando ha segnato il primo gol con la Nazionale? E il 250° gol in serie A? Quando ha raggiunto le 600 presenze in serie A? Qual è la sua formazione ideale? Ha mai fatto l’allenatore? Come mai Roma-Torino del 20 aprile 2016 è una partita memorabile? Che cosa pensa Maradona di Totti? E Pelé?

    Totti, Roma, la Roma. Il Capitano – l’unico Capitano – pur di non lasciare la sua squadra e la sua città, ha rinunciato a soldi e trofei. Da bambino voleva sempre giocare a pallone, ma al momento di far le squadre restava fuori fino all’ultimo: i più grandi, siccome era mingherlino, non lo sceglievano mai. Ma, quando poi si cominciava a giocare, subito qualcuno gridava: «Rifacciamo le squadre!». Come ha fatto, quel ragazzino qualunque di Porta Metronia, timido e sognatore, a scalare le vette del calcio mondiale? Totti personaggio, Totti genio del calcio, Totti uomo, Totti simbolo: in 680 domande tutta la storia del grande campione.

     

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    Socrates

    di Pippo Russo

    «Vorrei morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthians vince il campionato»

    Questo gigante proveniente dal Brasile, irregolare nel nome, nella vita e nell’uso del pallone, ci ha insegnato come il gioco più bello del mondo possa essere anche un veicolo per la promozione dei diritti e delle azioni politiche per l’allargamento della cittadinanza. Attraverso l’irripetibile esperienza della Democrazia Corinthiana, cui da leader di un gruppo di colleghi diede vita nel Corinthians, ha indicato la via per un’altra percezione del ruolo sociale, politico e culturale del calcio. In quei tre anni, mentre intorno a loro il paese era oppresso da una dittatura militare ventennale, un gruppo di calciatori dimostrò come il calcio possa essere tutt’altro che un fattore di spoliticizzazione.

     

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    Gol di rapina

    di Pippo Russo

    A partire dagli anni Novanta il calcio ha subìto una mutazione genetica, da cui è uscito trasformato in termini sia culturali che economici. L’ex grande rito identitario di massa si è convertito in uno spettacolo di portata globale, caricato di significati diversi rispetto a quelli agonistici. Soprattutto, per molti attori esso è diventato uno straordinario business da colonizzare incontrando scarse resistenze. Sollecitato dalla pressione verso una modernizzazione vera o presunta, il calcio si è scoperto facilmente permeabile da soggetti e interessi man mano più opachi, ma tutti quanti accomunati da una caratteristica: l’ansia di fare del gioco una macchina da soldi, per poi distribuirli fuori dal calcio. Con l’inizio del XXI secolo il meccanismo è stato messo a punto, e dopo l’esplosione della grande crisi economica del 2007 – che ha colpito il calcio come ogni altro comparto economico – ha trovato condizioni favorevoli per diffondersi e legittimarsi. La situazione odierna parla di interi subcontinenti in cui il calcio è sotto il controllo di attori economico-finanziari esterni al calcio stesso: fondi d’investimento misteriosi con sede legale presso paradisi fiscali, oligarchi ansiosi di riciclare denari di dubbia provenienza, potentissimi agenti capaci di controllare eserciti di calciatori e allenatori impegnati presso i campionati d’ogni angolo del mondo. Una situazione che, nella migliore delle ipotesi, vede ampliare a dismisura la zona grigia fra legalità e illegalità. In questo volume si conduce una lunga e dettagliata inchiesta su personaggi, enti e circostanze la cui azione ha fatto sì che la globalizzazione del calcio avvenisse nel segno del malaffare. Un tema a proposito del quale in Italia vige una congiura del silenzio. Come se tutto ciò non riguardasse il calcio di questo paese. E invece la colonizzazione è già iniziata anche qui.

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