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La fine di un mondo. Giugno 1940

di Julien Green

«Il Grand Café de Bordeaux, di fronte alla Comédie, era il ritrovo di tutti i profughi parigini. Le sue colonne, le ghirlande, gli specchi, il soffitto su cui sgambettava tutto un Olimpo offenbachiano, trasudavano allegria e gioia di vivere, ed è difficile immaginare un’ironia più crudele che ambientare in uno scenario frivolo e banale com’era quel grande caffè di provincia una delle più terribili angosce che la Francia abbia mai sofferto. Bastava darsi un’occhiata intorno e ascoltare le cose che venivano dette ai vari tavoli per capire che la società che avevamo conosciuto stava miseramente agonizzando su quei sedili color vinaccia»

Bordeaux, giugno 1940, la Francia sta cadendo nelle mani di Hitler, chi può cerca di arrivare in Spagna o in Portogallo, salire su una nave e mettersi in salvo. Questo è il racconto, dal vero, di quell’abisso della Storia.

Un diario di guerra, il racconto di una catastrofe, la storia di uno sradicamento, la cronaca di un amore. Questo fulminante scritto di Julien Green, inedito in Italia, comprende tutte queste dimensioni, e anche molto di più. Con una precisione quasi chirurgica, la puntualità della descrizione, la morbidezza consueta della sua lingua, lo scrittore americano che scriveva in francese ci fa entrare nell’abisso e nel delirio del terrore e della fuga prima dell’imminente disastro nazista, ma ci permette anche di entrare, con generosità, nella profonda e sincera grandezza del suo animo.

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