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Margaret Mead

di Silvia Lelli

Margaret Mead ha precorso molte delle idee e delle esperienze razionali, sociali e culturali che hanno animato il diattito degli ultimi decenni del Novecento. Il suo lavoro, svolto a partire dagli anni Venti del secolo, ha affascinato milioni di lettori, e si è imposto al riconoscimento accademico, che ha apprezzato le questioni sollevate sui rapporti tra natura e cultura, sul metodo etnografico, sul ruolo dell’interpretazione e della soggettività nelle scienze sociali. In tutte le sue vaste e numerose opere è riuscita a trasmettere al lettore, attraverso l’intreccio di dati osservativi e di metafore, sia informazioni che emozioni sulla varietà degli esseri umani. Perché nel caleidoscopio della sua produzione e della sua vita l’obiettivo-guida è sempre uno, chiaro e concreto: illustrare la complessità umana, tentare di rivelarla invece di negarla, e sradicare ogni visione che impedisce il libero sviluppo delle potenzialità individuali. In particolare mettendo in discussione i modelli culturali di sessualità – o di «genere» – che sono alla base di ogni struttura sociale, e continuamente usati per costruire categorie stereotipati e per riprodurre all’infinito gerarchie di potere e ineguaglianze di diritti.

Margaret Mead (1901-1978) ha rivoluzionato gli studi antropologici e sociologici americani, mettendo al centro di ogni sua analisi l’individuo e le sue peculiarità, considerando le differenze di ognuno e il loro relazionarsi con le altre differenze la maggiore ricchezza dell’umanità. Questo breve ma denso saggio della collana Sorbonne si propone di diffondere anche in Italia, dove la Mead è nota soltanto agli studiosi, la centralità del suo pensiero.

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