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    Margaret Mead

    di Silvia Lelli

    Margaret Mead ha precorso molte delle idee e delle esperienze razionali, sociali e culturali che hanno animato il diattito degli ultimi decenni del Novecento. Il suo lavoro, svolto a partire dagli anni Venti del secolo, ha affascinato milioni di lettori, e si è imposto al riconoscimento accademico, che ha apprezzato le questioni sollevate sui rapporti tra natura e cultura, sul metodo etnografico, sul ruolo dell’interpretazione e della soggettività nelle scienze sociali. In tutte le sue vaste e numerose opere è riuscita a trasmettere al lettore, attraverso l’intreccio di dati osservativi e di metafore, sia informazioni che emozioni sulla varietà degli esseri umani. Perché nel caleidoscopio della sua produzione e della sua vita l’obiettivo-guida è sempre uno, chiaro e concreto: illustrare la complessità umana, tentare di rivelarla invece di negarla, e sradicare ogni visione che impedisce il libero sviluppo delle potenzialità individuali. In particolare mettendo in discussione i modelli culturali di sessualità – o di «genere» – che sono alla base di ogni struttura sociale, e continuamente usati per costruire categorie stereotipati e per riprodurre all’infinito gerarchie di potere e ineguaglianze di diritti.

    Margaret Mead (1901-1978) ha rivoluzionato gli studi antropologici e sociologici americani, mettendo al centro di ogni sua analisi l’individuo e le sue peculiarità, considerando le differenze di ognuno e il loro relazionarsi con le altre differenze la maggiore ricchezza dell’umanità. Questo breve ma denso saggio della collana Sorbonne si propone di diffondere anche in Italia, dove la Mead è nota soltanto agli studiosi, la centralità del suo pensiero.

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    Giovanni Testori

    di Fabio Francione

    Dal Dio di Roserio a Gli angeli dello sterminio, Giovanni Testori, cultore della lingua ma anche acrobata del dolore e della solitudine, ha saputo raccontare le periferie milanesi e testimoniare, almeno quanto il Pasolini delle borgate romane, lo sperdimento del nord di un’Italia che dopo la guerra entrava nella modernità, facendone pagare il prezzo a quelli che questa modernità costruivano.

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    Henry Moore

    di Francesco Gurrieri

    Henry Moore (1898-1986) è stato con Giacometti, Brancusi e Calder uno dei maestri indiscussi della scultura del Novecento. In questo saggio semplice e immediato come gli altri volumi della collana Sorbonne, il curatore ne racconta anche il periodo “italiano” di metà anni Settanta, in occasione della grande mostra di Firenze e della scultura donata alla città di Prato e diventata simbolo della città toscana. Una rilettura critica e scientifica ma anche umana del percorso artistico di uno dei più importanti scultori del secolo scorso.

     

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    Luca Ronconi

    di Massimo Luconi

    Nuovo capitolo della ormai essenziale Enciclopedia del Novecento della collana Sorbonne, questo libro racconta con una visione del tutto personale il regista di alcuni degli spettacoli teatrali più importanti della storia del teatro italiano, raccogliendo anche pensieri, aneddoti e immagini che ne restituiscono tutta la complessità.

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    Syd Barrett

    di Nino Gatti

    La vita di Syd Barrett, un’esistenza che si consuma tra il 1946 e il 2006 ma che già nel 1974, a soli 28 anni, registra il suo abbandono ufficiale dalle scene. Grazie alle sue canzoni incise tra il 1967 e il 1970 Barrett era già diventato un unforgotten hero, come il titolo di uno dei suoi tanti dischi pirata. Da quel momento intorno a lui ha iniziato a crescere un interesse che non si è mai interrotto, testimoniato dall’amore dei suoi seguaci ma anche dal tributo di centinaia di artisti che hanno scelto di reinterpretare le sue canzoni, da David Bowie ai REM.

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    Socrates

    di Pippo Russo

    «Vorrei morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthians vince il campionato»

    Questo gigante proveniente dal Brasile, irregolare nel nome, nella vita e nell’uso del pallone, ci ha insegnato come il gioco più bello del mondo possa essere anche un veicolo per la promozione dei diritti e delle azioni politiche per l’allargamento della cittadinanza. Attraverso l’irripetibile esperienza della Democrazia Corinthiana, cui da leader di un gruppo di colleghi diede vita nel Corinthians, ha indicato la via per un’altra percezione del ruolo sociale, politico e culturale del calcio. In quei tre anni, mentre intorno a loro il paese era oppresso da una dittatura militare ventennale, un gruppo di calciatori dimostrò come il calcio possa essere tutt’altro che un fattore di spoliticizzazione.

     

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