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    So ballare il Bolero di Ravel

    di Silvia Poletti

    Con una prefazione di Luciano Alberti

    Un libro dedicato alla figura di Marga Nativo, étoile del Maggio negli anni d’oro e direttrice artistica dell’Associazione Culturale Florence Dance Center e dell’omonimo festival, a cura della giornalista e critico di danza Silvia Poletti. A partire dall’esperienza al Maggio Musicale Fiorentino, attraverso le sue stesse parole e i suoi ricordi, ripercorriamo l’essenza culturale della danza e la storia del Maggio Musicale. In questo senso, il libro intende conservare la memoria storica di un periodo importantissimo per lo sviluppo dell’arte coreutica in Italia e promuoverne la conoscenza da parte delle nuove generazioni. L’idea di raccontare Marga Nativo si unisce così a quella di raccontare una Firenze, un’Italia della cultura straordinariamente piena di entusiasmi e promesse, ricca di ispirazione e di orgogliosa consapevolezza del primato storico che tutto il mondo le riconosceva. Un racconto fatto da una prospettiva particolare – quella di un’artista che ha scelto di esprimersi con il suo corpo – che descrive anche l’evoluzione della danza e la sua affermazione nel nostro Paese, fino ai giorni nostri, in cui all’incertezza fa da controcanto la tenacia e la passione di quanti, come Marga, hanno letteralmente lottato per far sì che anche l’Italia entrasse a far parte della scena della danza.

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    Pina Bausch

    di Leonetta Bentivoglio

    «Balla, balla, altrimenti siamo perduti»

    Si può dire, senza rischio di esagerare, che nella geografia delle arti contemporanee esista un prima e un dopo Pina Bausch: con la sua originale «poesia del mondo», quest’autrice fuori dal tempo e dalle mode (dal ruolo d’iconoclasta finì per approdare, nel nuovo millennio, a quello di consacrata regista-coreografa), ha terremotato il panorama delle arti dal vivo. Non solo ha affrancato il balletto dalle seduzioni dell’apparenza, restituendo al corpo un’inedita «loquacità esistenziale», nel senso di facoltà d’indagare i paesaggi più profondi e oscuri dell’essere; ma ha identificato, al di là della danza (il discorso riguarda, più in generale, l’essere in scena davanti agli altri), una zona di comunicazione in grado di toccare nuclei di ricettività presenti in ciascuno di noi e comprensibili in ogni latitudine del globo, a prescindere da consuetudini culturali.

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