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    Marina Cvetaeva

    Lidia Castellani

    «Alla mia povera fragilità guardi senza sprecar parole. Tu sei di pietra, ma io canto. Tu sei un monumento, ma io volo».

    Esiliata dal suo Paese, incapace di appartenere al mondo, Marina Cvetaeva trova nella purezza della parola una connessione diretta con l’essenza delle «cose», con lo spirito più profondo dell’esistenza. I suoi versi sono il carburante che alimenta l’incendio perenne che le consente di vivere nell’unico Paese per lei possibile: quello dell’anima! Poesia, amore e vita sono per lei sullo stesso piano e non hanno confini. Con addosso il suo unico vestito marrone, Marina Cvetaeva va incontro all’altro (uomo o donna che sia) come fosse nuda e chiede un amore smisurato, possibilmente disincarnato, pretende di essere riconosciuta nella sua straordinaria unicità, esige l’incanto. E l’incanto arriva sotto forma di un triangolo amoroso costruito sull’assenza dei corpi che attraverso un epistolario memorabile la lega per sempre al poeta moscovita Boris Pasternak e a quello boemo Rainer Maria Rilke. Tutto il resto è delusione, materiale poetico per esprimere la condanna di chi non appartiene al presente, e in ogni persona sta stretto come in ogni sentimento. Affamata di vita, Marina Cvetaeva non è fatta per la vita, e a un certo punto si arrende andando a occupare il gradino più alto nell’olimpo di una generazione che ha distrutto tutti i suoi poeti.

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    Acque di primavera

    di Ivan Turgenev

    Scritto nel 1871, ultima opera importante dello scrittore russo, Acque di primavera è una riflessione complessa sulla memoria e la morte, una storia costruita sulla desolazione e sulla consapevolezza che il passato, qualunque esso sia, non può tornare se non sotto forma di nostalgia, nella quale l’autobiografia dell’autore si intreccia con le sorti dell’essere umano in generale: perché Sanin, il protagonista del romanzo, con la sua apparente irrazionalità, in un modo o nell’altro siamo noi, tutti noi. La vita che ci scorre davanti agli occhi è intrisa di un pessimismo irreversibile in cui si scontrano contadini e nobili, paesani e intellettuali, riportandoci alla mente la riflessione filosofica sul nichilismo e sul ruolo della volontà individuale.

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    Ivan lo scemo

    di Lev Tolstoj

    Pacifista e anarchico di ispirazione cristiana, Lev Tolstoj tratterrà la sua frustrazione fino alla fine, trovando nella fuga finale e disperata il suggello ideale agli ultimi anni da emarginato di lusso, adorato dal mondo, combattuto in patria dalle istituzioni dominanti, ma amato dal popolo. Proprio dal popolo Tolstoj trasse quel linguaggio che fa di «Ivàn lo scemo» una fiaba popolare, sia nella sua struttura, quanto mai semplice e ridondante, che nella lingua. Una delle grandi “fiabe” di Tolstoj: lo Scemo è un uomo sfortunato, un diseredato che occupa il gradino più basso della scala sociale. Tutti ridono di lui, lo strapazzano, lo picchiano per le cose strampalate che la sua dabbenaggine lo porta a fare. Ma la sorte lo prende in simpatia, ed egli diventerà vincitore.

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    Bassifondi

    di Maksim Gor'kij

    Maksim Gor’kij è stato uno dei personaggi più influenti e più carismatici della fine dello zarismo e della nascita della Russia comunista. Bassifondi, scritto nel 1902, è un’opera polifonica, allucinata e geniale, che anticipa tutto il realismo russo e molte delle correnti più anomale del Novecento, pur non avendo ancora ricevuto il giusto e corretto riconoscimento.

    10,00 8,50 Acquista
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