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    Guida tascabile per maniaci degli anni Settanta

    The 88 Fools

    «Give peace a chance»
    «Col dito, col dito, orgasmo garantito!»
    «Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio cose…»
    «Non avrai altro jeans all’infuori di me»
    «Uomo represso, masturbati nel cesso»
    «Che la forza sia con te!»

    Un decennio straordinario, nel quale tutto sembrava possibile, aperto dal Sessantotto e dall’Autunno Caldo e chiuso dalla Febbre del Sabato sera. In mezzo rivoluzioni, movimenti, terrorismo, indiani metropolitani, Vietnam, capelli, arance meccaniche, bombe nelle banche e sui treni, tutto e il contrario di tutto, il colore e il sangue, la follia e la bellezza, la psichedelia, il progressive, il punk, i fiori e la moda più colorata di sempre, uno stare al mondo che poteva far sognare ogni cosa. In questa Guida troverete una cronologia storica accuratissima con una speciale attenzione al mondo intero e non solo all’Occidente, un intero capitolo dedicato agli «anni di piombo», e ancora gli oggetti, i libri, il cinema, la musica, lo sport, le droghe, la scuola, le parole, e molto altro. Suggerimenti, idee, segnali, simboli. Per capire, ricordare, immaginare, ricostruire, forse anche inventare un pezzo indispensabile della nostra memoria individuale e collettiva.

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    Cesare Pavese

    Fabrizio Parrini

    A settant’anni dalla sua tragica morte, Cesare Pavese rimane uno dei grandissimi della nostra letteratura, ancora oggi letto, amato e studiato. Ma chi è stato davvero? Cosa gli bruciava dentro? Calvino definiva la sua opera poetica Lavorare stanca «una delle voci più isolate della poesia contemporanea». In un tempo di poesia ermetica, il verso lungo pavesiano e la poesia-racconto sono lontani dal contesto letterario e dal gusto del pubblico. In un periodo di neorealismo, la sua scrittura viene assimilata al romanzo politico e civile. Ma per Pavese conta solo il rapporto tra arte e vita. Scrittore pieno di conflitti e contraddizioni, Pavese possiede soprattutto una sensibilità profonda di natura decadente. Il suo vero tema è l’incapacità di affrontare l’esistenza: vivere è un «mestiere» da apprendere con dolore e sgomento. E quasi sempre invano. L’arte allora diventa un sostituto dell’esistenza che non si riesce a vivere e l’unico equilibrio possibile, anche se precario, scaturisce dalla scrittura. Per questo piegare la propria natura lirico-elegiaca a esigenze ideologiche sarà per Pavese sempre un tentativo irrisolto.

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    Federico Fellini

    Giovanni Maria Rossi

    «Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio»

    Federico Fellini, tre Premi Oscar più uno alla carriera più un numero imprecisato di altri importantissimi riconoscimenti, è stato insieme a Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni e Bernardo Bertolucci, il più famoso regista italiano di sempre. Forse il più famoso di tutti, certamente uno dei più influenti, imitati, ammirati, venerati inventori di cinema. Quando se ne è andato, nel 1993, l’Italia intera è rimasta attonita, quasi sbalordita che un mago potesse morire. Perché Fellini aveva raccontato l’Italia, ma soprattutto aveva inventato dei mondi, aveva influenzato forse più di chiunque altro l’immaginario visivo e onirico, aveva scandalizzato, divertito, creato icone e parole diventate patrimonio del mondo, aveva ascoltato la voce della luna e ce l’aveva restituita intatta, con la sua curiosità di bambino di provincia, con una miracolosa, straordinaria, contagiosa magia.

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    Anna e le ragazze

    Claudio Repek

    Lei è sul divano. Le ragazze sul tappeto. Lei ha 78 anni, loro tra gli 11 e i 13. Lei è una donna fuggita dai campi che odiava per fare l’operaia. Loro sono centennials con gli occhi spalancati su un mondo narrato, che sanno reale ma faticano a riconoscere. Si raccontano le loro vite. Una è segnata dalla miseria e dalla fatica dei mezzadri inchiodati alla terra, ma anche dal riscatto delle operaie, da amori sbocciati presto e finiti poco dopo, in un’epoca dove la parola divorzio gelava la conversazione, colorate dall’impegno politico e istituzionale quando le donne ne erano ancora ai margini. Le altre vite, quelle delle centennials, sono invece un mosaico di mondi: Africa, America Latina, Europa. Di famiglie: alcune ancora insieme, altre no. Di relazioni basate su messaggi veloci, smartphone e computer. Di affetti e amori ancora solo immaginati ma carichi di meravigliosa attesa. Anna e le ragazze hanno in comune l’identità femminile e la voglia di vivere. Possibilmente meglio. Sessantacinque anni sono una differenza, ma non fanno la differenza. Anzi: creano la curiosità di conoscersi in un centro socio-educativo che diventa un ponte tra generazioni.

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    Da allora siamo qui

    Michelangelo Fabbrini

    Nel disordine del secondo dopoguerra uno studente del Bauhaus realizza il miglior prodotto di quella scuola: Israele. Come si riuscì a organizzare le attività umane e il territorio tra un popolo che partiva e un altro che arrivava? Il primo libro in Italia che racconta quel periodo fondamentale per la storia di oggi.

    Lo Stato d’Israele e le sue città furono progettati dal Dipartimento d’Urbanistica guidato nel 1948-53 da Arieh Sharon, nato in Polonia, emigrato in Palestina negli anni Venti del secolo scorso e poi diventato studente del Bauhaus. Il testo racconta lo scontro politico e personale dietro la costruzione dello Stato degli ebrei. La necessità di distruggere quello che c’era prima e ricostruire secondo un progetto di pianificazione nazionale. In questo testo fra narrativa e saggio compaiono in molti: persone giunte in quella terra dall’Europa e dal Medio Oriente, dal Nord America e dalla Tripolitania italiana, s’incontrano e si scontrano, e assieme costruiscono un Paese che, comunque la si pensi, è ancora oggi un esperimento unico.

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    Little Boy

    Lawrence Ferlinghetti

    «Non sono memorie, le memorie sono per le signore vittoriane. Non è nemmeno un’autobiografia, è semplicemente un io immaginario, il tipo di libro che ho scritto per tutta la mia vita. Diciamo che è un romanzo sperimentale» – Lawrence Ferlinghetti

    Uno dei libri più attesi degli ultimi anni. Annunciato già da tempo, avvolto nel più fitto mistero, si candida a diventare una delle pietre miliari della letteratura americana, considerato anche lo spessore dell’autore, tra i padri della Beat Generation. Adottato dalla prestigiosa Doubleday, uno dei marchi editoriali Penguin-Random House, che lo ha fatto uscire il 29 marzo 2019, in occasione del centesimo compleanno dell’autore, è un memoir ma anche molto di più.
    I critici lo hanno definito «qualcosa di mai visto prima». Un’autobiografia-romanzo di stampo quasi joyciano, uno scritto visionario, filosofico, poetico, a cui Ferlinghetti, il vecchio e infinito poeta americano, il testimone più eccelso della Beat Generation, della Summer of Love e della rivoluzione hippy, ha lavorato per quasi tutta la vita. Il suo «romanzo d’addio» dopo tante esitazioni e numerose riscritture. L’edizione italiana, tradotta dalla sua fedele collaboratrice, è stata seguita direttamente dall’autore, che ha anche offerto un «saluto» ai lettori del paese di origine della sua famiglia.

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