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    Cartoline da Lesbo

    Allegra Salvini

    Una giovane operatrice racconta alcune delle mille storie «drammatiche o bellissime, atroci o piene di umanità» nelle quali si è imbattuta in una dimenticata periferia d’Europa

    Con una prefazione di Maria Cristina Carratù, giornalista di «la Repubblica»

    Dal marzo 2016, con l’accordo fra Unione Europa e Turchia per bloccare il flusso dei migranti, l’isola greca di Lesbo, di fronte alle coste turche, è il grande miraggio di chi cerca comunque di raggiungere il suolo europeo. Da meta turistica, l’isola si è così trasformata in una grande prigione a cielo aperto, un angolo buio d’Europa dove migliaia di richiedenti asilo sono bloccati e tenuti in condizioni disumane. Dalla storia del libraio iracheno Samer, a quella di Iman dall’Iran, passando per quelle di volontari e abitanti del luogo, Cartoline da Lesbo prova a restituire un volto e una storia a uomini e donne inghiottiti dalla cosiddetta «crisi dei migranti», che le politiche europee hanno ridotto soltanto a numeri.

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    Da allora siamo qui

    Michelangelo Fabbrini

    Nel disordine del secondo dopoguerra uno studente del Bauhaus realizza il miglior prodotto di quella scuola: Israele. Come si riuscì a organizzare le attività umane e il territorio tra un popolo che partiva e un altro che arrivava? Il primo libro in Italia che racconta quel periodo fondamentale per la storia di oggi.

    Lo Stato d’Israele e le sue città furono progettati dal Dipartimento d’Urbanistica guidato nel 1948-53 da Arieh Sharon, nato in Polonia, emigrato in Palestina negli anni Venti del secolo scorso e poi diventato studente del Bauhaus. Il testo racconta lo scontro politico e personale dietro la costruzione dello Stato degli ebrei. La necessità di distruggere quello che c’era prima e ricostruire secondo un progetto di pianificazione nazionale. In questo testo fra narrativa e saggio compaiono in molti: persone giunte in quella terra dall’Europa e dal Medio Oriente, dal Nord America e dalla Tripolitania italiana, s’incontrano e si scontrano, e assieme costruiscono un Paese che, comunque la si pensi, è ancora oggi un esperimento unico.

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    Stalin

    Pilade Cantini, Guido Carpi e Virginia Pili

    «Non si può fare una rivoluzione portando i guanti di seta».

    Un cantastorie incontra due slavisti e si mettono a ragionare di Giuseppe Stalin, della sua vita e della sua leggenda. Perché si parla ancora di lui a oltre mezzo secolo dalla sua morte e a quasi un trentennio dalla fine dell’esperienza sovietica? Ne nasce un libro ben documentato ma allegramente informale, leggero come una nuvola e pesante come l’acciaio. Contraddittorio. Perché Stalin, il principale protagonista della sconfitta del Nazismo, era un minotauro o una cipolla?

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    Marcovaldo Punk

    di Pilade Cantini

    Partito dalla provincia rossa della Toscana più profonda, Pilade Cantini è stato chiamato a Roma e ha vissuto nel centro del potere, affiancando come addetto alla corrispondenza prima Matteo Renzi e poi Paolo Gentiloni.

    In questo delicatissimo libro, un misto tra il pamphlet, il «romanzo storico» e il racconto onirico, l’autore riesce a raccontare la politica romana e la crisi del Partito Democratico al potere come non l’ha mai raccontata nessuno.

    Prendete Marcovaldo e mettetelo tra i palazzi della Capitale in questo inizio di secolo. Alla tenerezza malinconica del personaggio calviniano aggiungete però alcune venature acide e nichiliste nonché una romantica ma solida formazione comunista. Ne uscirà un personaggio spaesato e irregolare, assai affine all’autore che, dal 2014 al 2018, ha lavorato come addetto alla comunicazione a Palazzo Chigi, durante i governi Renzi e Gentiloni.

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    Il codice del Reverendo

    di Vittorio Grimaldi

    «Il fiume simbolo della linea di confine fra una “libera Chiesa” e un “libero Stato” era ormai ridotto a una palude malsana in cui sguazzavano lietamente cardinali, vescovi e prelati di ogni ordine e specie assieme a esponenti politici, banchieri e industriali a piede libero nonostante le marcate caratteristiche delinquenziali». Se il Vaticano, a giudizio di una «insospettabile» commissione internazionale, non aveva colpe nel più grave dissesto bancario della storia d’Italia, perché ha accettato di risarcire i creditori del Banco Ambrosiano?

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    Ora basta!

    di The Panthers

    Un libro che propone una rivolta e una sorta di manifesto politico alternativo per un’Italia molto diversa da quella in mano alle nuove destre

    «The Panthers» sono un gruppo di scienziati politici ex militanti della Pantera, l’ultimo movimento studentesco organizzato che occupò quasi tutte le università italiane nel 1990. Riuniti dopo ventotto anni in una chat di whatsapp, si sono accorti con loro grandissima sorpresa che nonostante gli anni trascorsi, i figli, i lavori precari o le fulgide carriere di alcuni (pochi), nessuno di loro si è trasformato in un seguace di Grillo e Di Maio né tanto meno di Salvini o Berlusconi, e che le cose in cui credevano e per cui avevano lottato da ragazzi rimangono ancora in cima ai loro pensieri. E anche che per tutti loro la politica, proprio come allora, resta la cosa che deve o dovrebbe guidare ogni agire collettivo. Divisi e spesso lontanissimi nelle loro opinioni, esattamente come ogni sinistra che si rispetti, resi in parte più cinici dalle loro esistenze, ma sempre pronti a divertirsi e soprattutto a lottare per la libertà e la giustizia del mondo, hanno deciso, in nome di un codice minimo di valori completamente condiviso, di tentare questo esperimento di scrittura collettiva per spiegare agli italiani soprattutto di sinistra, frastornati dal disastro che ci circonda, il modo subdolo e cattivo in cui il populismo e il leghismo stanno violentando e devastando il nostro Paese e come invece si debba rivendicare un programma minimo di convivenza civile, di buon senso, di rispetto delle regole, di normale umanità. Ne è venuto fuori una via di mezzo tra uno schiaffo e una carezza, un pamphlet che è anche un manifesto di intenti, ma soprattutto una traccia di riferimento per chi vorrà riprendere in mano l’opposizione alle destre che ci governano e proporre un’Italia diversa da quella che precipita ogni giorno di più nel baratro ridicolo, oscuro e violento dei proclami, delle promesse, delle minacce, del ringhio e della rabbia affidate ai social e veicolate dai troll. Una risposta forse fuori tempo, ma – c’è da augurarsi – almeno non fuori tempo massimo per ridare all’Italia una decenza e una dignità.

    I proventi dei diritti d’autore derivanti dalla vendita di questo libro saranno interamente devoluti all’associazione Mediterranea

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