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    Modello dal vero

    Joann Sfar

    «Sfar non sbaglia un colpo» Le Magazine Littéraire

    «Feroce e pertinente: questa è l’arte di Joann Sfar» Le Monde

    Questa è la travolgente e irresistibile storia di un professore di disegno all’Académie des Beaux-Arts di Parigi, che si chiama Joann Sfar e che una mattina all’alba viene svegliato dal direttore dell’Istituto che lo convoca per partecipare a un dibattito pubblico con la ministra della Cultura dedicato alle molestie sessuali. Da questa «pubblica rappresentazione» a uso dei media parte una cavalcata a metà tra romanzo e manuale di storia dell’arte in cui l’autore rivendica con forza la sua idea del disegno e della percezione della realtà, per lanciare i suoi strali quasi céliniani contro il «corretto» e il «conforme». Questo terzo capitolo del romanzo autobiografico di uno dei più geniali autori del nostro tempo affronta, fra mille altre cose, una questione cruciale di questa nostra strana epoca, una rivoluzione culturale che ha sconvolto la vita di tutti noi dentro questa era cattiva e che non vuole più essere né disegnata né rappresentata. Il modello dal vero si ribella, esce dal foglio o dalla tela, strappa il pennello dalle mani del pittore e gli dice: è finita per te, caro mio, adesso il mio ritratto me lo faccio da solo.

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    Luigi Ghirri

    Antonio Desideri

    «Fin da bambino, le fotografie che mi piacevano maggiormente erano quelle di paesaggio dove appariva un omino in uno stato di continua contemplazione del mondo. Quando più tardi ho iniziato a fotografare, non ho più trovato l’omino; era sparito, aveva portato con sé la rappresentazione dei luoghi e vi aveva lasciato il loro simulacro».

    Luigi Ghirri (1943-1992) è stato uno dei principali fotografi italiani e, molto probabilmente, uno dei più grandi innovatori dello sguardo contemporaneo. La sua formazione culturale, influenzata da un lato dagli artisti concettuali modenesi e dall’altra dalla temperie generale degli anni Sessanta (ad esempio il cinema di Antonioni, Fellini e Zavattini), si è nutrita di varie discipline: dalla filosofia alla letteratura, dalla poesia alla musica (proverbiali i suoi lunghi viaggi in automobile con le canzoni di Bob Dylan come colonna sonora). Il suo lavoro non si è limitato alla produzione fotografica, ma ha spaziato in vari ambiti riservando sempre grande attenzione al contesto: vero e proprio animatore culturale, ha organizzato mostre, creato relazioni tra artisti di varie discipline, tenuto seminari e fondato una sua casa editrice, la Punto e virgola. Questo enorme impegno è sfociato inoltre in una proficua e profonda riflessione teorica che ha lasciato (oltre ai «normali» libri o cataloghi di mostre) scritti, lezioni, testimonianze; un materiale così ricco da non avere eguali tra i fotografi del nostro Paese.

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    Nomadland

    Jessica Bruder

    «Dietro Nomadland, il film in assoluto più atteso alla Mostra del Cinema di Venezia, c’è un libro folgorante. Azzardiamo: imprescindibile» Huffington Post

    Il libro da cui è tratto l’omonimo film di Chloé Zhao, interpretato e prodotto da Frances McDormand, vincitore del Leone d’Oro alla 77a Mostra del Cinema di Venezia

    «Fantastico e con una scrittura meravigliosa… geniale e assolutamente avvincente» The New York Times Book Review

    «La potenza di un libro… Nella migliore tradizione del giornalismo immersivo, Bruder annota le sue disavventure guidando e vivendo realmente in un furgone… scrittura viscerale e ossessiva» Booklist, starred review

    «Un’importante inchiesta che evoca Steinbeck e gli “hobo”» Libération

    Ogni giorno in America, il Paese più ricco del mondo, sempre più persone si trovano a dover scegliere tra pagare l’affitto e mettere il cibo in tavola. Di fronte a questo dilemma impossibile, molti decidono di abbandonare la vita sedentaria per mettersi in viaggio. In un mondo in cui basta un ricovero in ospedale al momento sbagliato per mandare in fumo i risparmi di una vita, in cui la previdenza sociale è praticamente inesistente e il peso dei debiti spinge molti alla disperazione, donne e uomini in età da pensione hanno iniziato a migrare da un lato all’altro del Paese attraverso i mezzi di trasporto più vari, tra un lavoro precario e l’altro. Tra loro Linda May: una nonna di 64 anni, dai capelli grigi, che vive viaggiando su un 28 piedi, e Bob Wells, diventato vero pilastro della comunità dei nomadi dopo anni di sofferenza e fallimenti. Nomadland, nato dall’inchiesta «Dopo la pensione» (vincitrice del Premio Aronson 2015 per il giornalismo sulla giustizia sociale) ci accompagna in un viaggio indimenticabile attraverso la vita, i sogni e le speranze di questi nomadi del terzo millennio, per scoprire che, squarciato il velo illusorio del Sogno Americano, al di là è forse possibile scorgere una nuova realtà, più umana, più solidale, più bella.

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    Piccolo atlante delle disuguaglianze

    La qualità e la lunghezza delle nostre esistenze, la ricchezza, i danni del riscaldamento climatico, l’acqua, il cibo, l’igiene, la salute, l’accesso al Web, la parità uomo-donna, l’istruzione, i contraccettivi, i diritti, le libertà che abbiamo. Niente di tutto questo è distribuito in modo uguale sul nostro pianeta.

    Un libro agile, essenziale, indispensabile per capire rapidamente, attraverso i numeri, la profonda disuguaglianza che governa il mondo di oggi.

    Realizzato a partire dai dati raccolti dal «Courrier International», ma utilizzando anche le analisi pubblicate annualmente da Banca Mondiale, Onu, Unicef, Amnesty International, Freedom House, Oxfam, Wmo e altre organizzazioni governative e non governative, il Piccolo atlante delle disuguaglianze racconta in modo breve, immediato e senza troppi commenti, soprattutto attraverso i numeri, lo squilibrio presente a livello fondamentale nelle condizioni degli esseri umani, che hanno speranze di vita ben diverse da luogo a luogo e che si differenziano nelle loro prospettive per il sesso e il luogo di nascita, le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza monetaria, dei frutti della terra, della proprietà, dell’acqua, della fame, dell’igiene pubblica, dell’accesso a Internet. Ma anche la profonda disuguaglianza nella distribuzione dei diritti sessuali, della parità di genere, dei metodi contraccettivi, del trattamento carcerario, della pena di morte, prendendo in esame anche il modo in cui i disastri climatici e il degrado dell’ambiente colpiscano in modo profondamente disuguale gli abitanti del pianeta.

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    Atlante delle migrazioni

    Giovanna Ceccatelli, Stefania Tirini e Stefania Tusini

    Da quando un piccolo uomo nero, o forse una piccolissima donna, si sono alzati in piedi e, partendo dall’Africa, hanno popolato la Terra, la specie umana non si è più fermata. Fino a oggi, quando si è improvvisamente bloccata per un evento imprevisto, ma largamente prevedibile e già annunciato, per quanto inascoltato, dalla scienza e perfino dalla fantascienza. E magari finalmente capirà che non è la padrona della natura e del mondo, ma natura essa stessa, e anzi la più molesta delle sue creature. Capirà che il fondamentale darwinismo biologico non doveva trasformarsi nel cinico darwinismo sociale. Che il diritto di muoversi, fatto proprio da una minoranza di abitanti del pianeta, per vietarlo alla maggior parte degli altri, è un diritto universale e irrinunciabile, la cui privazione è sofferenza e lutto.
    Dall’orma millenaria nella cenere di Laetoli, all’ecological footprint, passando per l’impronta di Armstrong sulla Luna, questo Atlante delle migrazioni è il lungo racconto del cammino degli esseri umani attraverso la storia e la geografia del nostro pianeta: l’unica casa comune che ci è concesso di avere e che solo tutti insieme possiamo salvare, anche da questo nuovo nemico condiviso e senza confini.
    Ora possiamo scegliere se alzare frontiere ancora più inique o ripensarle, insieme alle opportunità e all’emancipazione collettiva che proprio le migrazioni ci offrono. Abbiamo cercato di usare un linguaggio accessibile e attraente, di fornire tanti dati corretti ma non citazioni e note erudite. Anzi, di parlare anche di cinema e letteratura. E soprattutto abbiamo scelto di rivolgerci a tutti, specialmente ai più giovani, e di dedicarlo a tutti i bambini del mondo, che certamente ne costruiranno uno migliore se li lasciamo crescere insieme.

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    Federico Fellini

    Giovanni Maria Rossi

    «Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio»

    Federico Fellini, tre Premi Oscar più uno alla carriera più un numero imprecisato di altri importantissimi riconoscimenti, è stato insieme a Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni e Bernardo Bertolucci, il più famoso regista italiano di sempre. Forse il più famoso di tutti, certamente uno dei più influenti, imitati, ammirati, venerati inventori di cinema. Quando se ne è andato, nel 1993, l’Italia intera è rimasta attonita, quasi sbalordita che un mago potesse morire. Perché Fellini aveva raccontato l’Italia, ma soprattutto aveva inventato dei mondi, aveva influenzato forse più di chiunque altro l’immaginario visivo e onirico, aveva scandalizzato, divertito, creato icone e parole diventate patrimonio del mondo, aveva ascoltato la voce della luna e ce l’aveva restituita intatta, con la sua curiosità di bambino di provincia, con una miracolosa, straordinaria, contagiosa magia.

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