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    La fabbrica che non volle chiudere

    Domenico Guarino, Daniele Calosi

    Uno dei casi sindacali, sociali e politici più emblematici degli ultimi anni

    Un anno fa, con una disposizione improvvisa e inattesa, la multinazionale Bekaert decide di chiudere lo stabilimento di Figline Valdarno, in provincia di Firenze. Gli operai, insieme ai sindacati, scelgono di opporsi con forza a quella che viene subito percepita come una profonda ingiustizia. Ne nasce una vertenza emblematica dei rapporti di forza esistenti nel mondo del lavoro post-crisi, ma anche della capacità dei lavoratori di legarsi al territorio e di inventare forme nuove di opposizione e di protesta. Ottenendo anche significativi successi. Il libro, costruito intorno a una conversazione con il segretario della Fiom, Daniele Calosi, e alle testimonianze corali di quella moltitudine (operai, famiglie, istituzioni, semplici cittadini e personaggi famosi, come il cantante Sting), racconta la vicenda Bekaert come una moderna epopea, in cui piccoli David operai si oppongono ai Golia della globalizzazione e della logica mercantilista, sostenendo il primato dei diritti e della dignità del lavoro.

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    Anna e le ragazze

    Claudio Repek

    Lei è sul divano. Le ragazze sul tappeto. Lei ha 78 anni, loro tra gli 11 e i 13. Lei è una donna fuggita dai campi che odiava per fare l’operaia. Loro sono centennials con gli occhi spalancati su un mondo narrato, che sanno reale ma faticano a riconoscere. Si raccontano le loro vite. Una è segnata dalla miseria e dalla fatica dei mezzadri inchiodati alla terra, ma anche dal riscatto delle operaie, da amori sbocciati presto e finiti poco dopo, in un’epoca dove la parola divorzio gelava la conversazione, colorate dall’impegno politico e istituzionale quando le donne ne erano ancora ai margini. Le altre vite, quelle delle centennials, sono invece un mosaico di mondi: Africa, America Latina, Europa. Di famiglie: alcune ancora insieme, altre no. Di relazioni basate su messaggi veloci, smartphone e computer. Di affetti e amori ancora solo immaginati ma carichi di meravigliosa attesa. Anna e le ragazze hanno in comune l’identità femminile e la voglia di vivere. Possibilmente meglio. Sessantacinque anni sono una differenza, ma non fanno la differenza. Anzi: creano la curiosità di conoscersi in un centro socio-educativo che diventa un ponte tra generazioni.

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    Da allora siamo qui

    Michelangelo Fabbrini

    Nel disordine del secondo dopoguerra uno studente del Bauhaus realizza il miglior prodotto di quella scuola: Israele. Come si riuscì a organizzare le attività umane e il territorio tra un popolo che partiva e un altro che arrivava? Il primo libro in Italia che racconta quel periodo fondamentale per la storia di oggi.

    Lo Stato d’Israele e le sue città furono progettati dal Dipartimento d’Urbanistica guidato nel 1948-53 da Arieh Sharon, nato in Polonia, emigrato in Palestina negli anni Venti del secolo scorso e poi diventato studente del Bauhaus. Il testo racconta lo scontro politico e personale dietro la costruzione dello Stato degli ebrei. La necessità di distruggere quello che c’era prima e ricostruire secondo un progetto di pianificazione nazionale. In questo testo fra narrativa e saggio compaiono in molti: persone giunte in quella terra dall’Europa e dal Medio Oriente, dal Nord America e dalla Tripolitania italiana, s’incontrano e si scontrano, e assieme costruiscono un Paese che, comunque la si pensi, è ancora oggi un esperimento unico.

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    Munkey Diaries

    Jane Birkin

    La «Swinging London» degli anni Sessanta e la «Saint-Germain-des-Prés» degli anni Settanta nei ricordi annotati giorno per giorno da una delle più amate e raffinate icone artistiche e di bellezza di sempre

    Jane Birkin offre finalmente i propri diari segreti al suo fedele pubblico, rivelando senza retoriche o adattamenti una vicenda umana complicata, tragica e meravigliosa

    Le «confessioni» sincere, vere, piene di fragilità e d’amore, della musa di Serge Gainsbourg, attrice, cantante, regista, scrittrice, madre di Charlotte Gainsbourg e Lou Doillon

    «Ho cominciato a scrivere il mio diario a undici anni, rivolgendomi a Munkey, il mio confidente; questo scimmiotto di peluche vestito da fantino, mi è stato regalato da mio zio, vinto a una lotteria istantanea, ha dormito al mio fianco, diviso con me la malinconia del convitto, i letti d’ospedale e la mia vita con John, Serge, Jacques, è stato testimone di tutte le gioie e le tristezze. Davanti alla devastazione delle mie figlie, ho deposto Munkey accanto a Serge nella bara in cui giaceva, come un faraone. La mia scimmia per proteggerlo nell’aldilà. Rileggendo i miei diari, mi appare evidente che non si cambia. Quello che ero a dodici anni, lo sono ancora oggi. I diari sono necessariamente ingiusti, si scoprono le carte, ci si lamenta, ci sono versioni di tutto, ma qui, c’è solo la mia… Ho adottato il principio di non aggiustare niente, e, credetemi, avrei preferito avere reazioni più mature o assennate di quelle che ho avuto…». Jane Birkin ha finalmente aperto il suo cassetto segreto, rivelando a tutti i suoi diari, dove appare la sua anima più sincera, vera, fragile. Ripercorrere attraverso le sue parole questa complicata, tragica e meravigliosa vicenda umana, ci permette di vivere senza nessuna retorica, nessun adattamento, nessuna mediazione, un pezzo importante della storia della musica, del cinema, della moda e dell’arte dell’ultima parte del Novecento.

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    Stalin

    Pilade Cantini, Guido Carpi e Virginia Pili

    «Non si può fare una rivoluzione portando i guanti di seta».

    Un cantastorie incontra due slavisti e si mettono a ragionare di Giuseppe Stalin, della sua vita e della sua leggenda. Perché si parla ancora di lui a oltre mezzo secolo dalla sua morte e a quasi un trentennio dalla fine dell’esperienza sovietica? Ne nasce un libro ben documentato ma allegramente informale, leggero come una nuvola e pesante come l’acciaio. Contraddittorio. Perché Stalin, il principale protagonista della sconfitta del Nazismo, era un minotauro o una cipolla?

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    Memorie d’Europa

    di Lia Wainstein

    Prefazione di Stefano Folli – Postfazione di Lia Levi

    Dal periodo della guerra, al dopoguerra, alla guerra fredda, al disgelo e fino alla perestrojka e alla caduta del muro di Berlino la riflessione della Wainstein si sviluppa su una linea di equilibrio fra l’osservazione critica degli eventi e il patrimonio di bellezza e valori della tradizione culturale russa. Oltre a una raccolta delle opere principali, un’appendice al volume presenta l’intera bibliografia dei suoi scritti, censiti e catalogati da sua nipote Regina, che ha curato anche un breve saggio introduttivo. Stefano Folli e Lia Levi hanno contribuito ad arricchire il volume con propri scritti originali. Completa un significativo apparato iconografico inedito proveniente dagli album di famiglia.

    30,00 25,50 Acquista
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